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3 settembre 2023 - XXII domenica del T.O.

Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi

si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare

e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.


Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mia lentezza e negligenza. Forse lo stesso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso.

Dalle «Omelie su Ezechiele» di san Gregorio Magno, papa



Mt 16, 21-27 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: "Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai". Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!".

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni".


Parola del Signore.


... secondo le sue azioni ...

A ciascuno il suo

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? Il Figlio dell’uomo […] renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16, 24.26.27).

Il Vangelo di oggi si apre con lo shock dei discepoli, ben interpretato da Pietro: per la prima volta il Maestro spiega che deve andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno (Mt 16,21) e Pietro, da parte sua, lo prende in disparte cercando… di farlo ragionare. Chi di noi, per affetto al Signore e per la paura di essere travolti dallo stesso vortice al quale si avvicina, non lo farebbe? Ebbene, la nostra sorte non differirebbe da quella dell’apostolo: neanche a noi Gesù risparmierebbe il rimprovero tanto duro quanto salutare che rivolge a lui, perché ci ama. È per amore che non ci tiene nascosta la verità: lo aspetta la croce e chi vuole seguirlo non può che imboccare la stessa strada. Non per masochismo, ma perché l’esperienza insegna che, per sconfiggere un avversario, la fuga non serve: bisogna affrontarlo. Il Signore si avvia verso la morte perché la vuole abbattere dal suo interno (non dichiara che dopo tre giorni risorgerà?) e desidera questo anche per noi.

Quindi, la vita presenta a ognuno di noi, in modo personalizzato, la croce. A ciascuno la sua. Sappiamo che scansarla o subirla non aiuta, anzi, la rende più pesante. Gesù ci mette in guardia anche da un ulteriore pericolo: incolpare gli altri per la nostra croce. A volte il rischio è grande, specialmente se la nostra infanzia ci ha scalfito o piagato. Anche in questo caso, ci ricorda ancora: a ciascuno il suo, perché un giorno il Figlio dell’uomo renderà a ciascuno secondo le sue azioni. Già ora la nostra coscienza ci interpella, senza dover aspettare quel giorno: di fronte al male ricevuto, come ci comportiamo? Rimuginiamo sulle azioni di chi ci ha offeso, nutrendo rancore e amareggiandoci la vita, indugiando a volte sul desiderio di vendetta, o rinneghiamo noi stessi, cioè accettiamo di attraversare questa piccola o grande morte insieme a Gesù? Rinnegare se stessi non significa odiarsi, ma alleggerirsi dalle proprie pretese, sentirsi più liberi. A che giova guadagnare il mondo intero, persino una giusta vendetta, se poi si perde la pace interiore di una vita faticosa ma vissuta mano nella mano con Dio?

A ciascuno il suo. Se c’è qualcuno che ci infligge il male, nessuno, però, è responsabile della nostra risposta al male all’infuori di noi. Maria, tu che, di fronte alla croce assurda e ingiusta addossata a tuo Figlio da noi peccatori non ci hai accusati, ma hai attraversato insieme a Lui la morte, aiutaci a vivere ogni morte che ci aspetta in duello senza fughe e senza rancore, ma nella libertà di chi sa di essere amato da Dio sempre.

Sr. Maria Chiara Amata

pubblicato sulla Gazzetta d'Asti


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