8 novembre 2020 - XXXII domenica del T.O.

A Digione in Francia, beata Elisabetta della Santissima Trinità Catez, vergine dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, che sin dalla fanciullezza cercò e contemplò nel profondo del cuore il mistero della Trinità e, ancora giovane, tra molte tribolazioni, giunse, come aveva desiderato, all’amore, alla luce, alla vita.



Mt 25, 1-13 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.

Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".


Parola del Signore.

le vergini... uscirono incontro allo sposo ...

"E la porta fu chiusa". Dietro le spalle delle cinque vergini stolte andate a provvedersi l'olio nelle loro lampade spente, la porta delle nozze fu chiusa e chiusa rimase! Avvertimento sempre nuovo anche se antico. "Vegliate dunque, perchè non sapete nè il giorno, nè l'ora in cui lo sposo verrà". Lezione buona e importante per tutti, grandi e piccoli, giovani e anziani, ricchi e poveri nel quale il tempo precipita inesorabilmente. Sorella morte sta entrando dalle nostre finestre anche a causa del Coronavirus! Facciamoci furbi prima che ci manchi i ltempo, prima che ci sfugga di mano per sempre il tempo della misericordia! Affrettiamoci a conoscere il Signore, ad amarlo, a servirlo con tutto il cuore e con tutta la mente, in questa vita per goderlo poi nell'Eternità! Il presente è finalizzato al futuro. Vogliamo essere costanti ma ci trema il cuore al pensiero della tremenda debolezza dei nostri propositi. Signore, non chiuderci la porta anche se arriviamo in ritardo! Non scacciarci dalla tua presenza! Vincere se stessi è una dura lotta e si ha paura dello sforzo. San Paolo diceva: Non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di correre per conquistarla. Egli non aveva paura dello sforzo, ma correva incontro al Signore con la lampada della fede sempre accesa. "E' necessario attraversare molte tribolazioni e lotte per entrare nel regno dei cieli" (At 14,22). Vigilate dunque, giorno e notte. In Lc capitolo 12 è descritta la parabola del ricco stolto, il quale avendo le sue terre dato abbondanti raccolti, ricco di molti altri beni, pensava tra sè: Che farò? Demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi, vi ammasserò i miei beni e dirò: Anima mia, godi per molti anni, divertiti! Ma gli fu detto: Stolto, in questa notte stessa ti sarà chiesta la vita, e quello che hai di chi sarà? Quanta stoltezza anche nell'uomo della presente civiltà: gli manca il silenzio, la preghiera, se stesso, in una certa misura si è smarrito! Leviamo un grido: Pietà di noi, Signore!

Sr. M. Consolata


La liturgia di oggi ci propone la parabola delle 10 vergini che attendono lo sposo per entrare alle nozze.

Come tutte le parabole, ci fa’ sorgere tante domande: si parla di uno sposo, di una festa di nozze, ma la sposa dov’è? Come mai tutte le vergini cadono nel sonno profondo? Che cos’è quest’olio così prezioso? Chi a mezzanotte vende quest’olio?

Nella Sacra Scrittura, Dio è lo Sposo di Israele, del popolo, della Chiesa, di ciascuno di noi, della nostra anima. Noi siamo “un popolo che cammina nelle tenebre e vede una grande luce”. Infatti, come sperimentiamo, non siamo la luce, non abbiamo la luce, ci viene donata. La Scrittura dice: “lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. La vera luce è Cristo che dice: “Io come luce sono venuto nel mondo” (Gv 12,46), “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Ma c’è un combattimento: “la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”... “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19).

Gesù dice: “Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce” (Gv 12,36). E questo hanno fatto le vergini sagge: hanno intessuto una vita di relazione con Dio, così da diventare figlie della luce. E i figli della luce a loro volta diventano luce: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. (Mt 5,14-16).

Anche san Paolo scrive “Siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri” (1Ts 5,5).

“Dio rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi abbiamo questi tesori in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non a noi”. (2Cor 4,7).

Interessante è come le vergini sagge avevano portato con sé l’olio in piccoli vasi. Questi piccoli vasi potrebbero essere i nostri fragili corpi, le nostre persone dove è riversata tutta la pienezza della Trinità ricevuta nel Battesimo che ci ha resi figli di Dio.

Al risveglio da questo sonno (forse la morte?) a cui tutti siamo destinati, le vergini sagge trovano il vasetto che hanno costruito e conservato nella loro vita: la conoscenza di Dio fatta di tanti atti di fede, speranza e carità.

Quando arrivano le vergini stolte, seppur con l’olio, che cosa dice loro lo sposo? Non vi conosco! Perché hanno l’olio, ma come conoscere Dio? Giovanni (14,17) scrive: “Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Questa conoscenza è vita vissuta alla sua presenza, con e per il Signore. Se di notte ci sono mercanti che possono vendere olio, non esistono mercanti di conoscenza di Dio (per la Bibbia la conoscenza non è sapere il catechismo, ma una relazione di amore). Per questo lo sposo dice: non vi conosco.

La luce della conoscenza comunque non ce la diamo noi, è la comunità cristiana che ci dona il tesoro della fede simboleggiato anche dalla candela accesa che riceviamo nel battesimo. A noi è dato il compito di non lasciarla spegnere, sapendo che il Signore “non spegne una fiamma smorta” (Mt 12,20).

Tra le feste ebraiche la festa della Chanukkà è la festa della dedicazione. In essa si ricorda un miracolo narrato nel Talmud. La festività, che dura otto giorni, è caratterizzata dall'accensione dei lumi di un particolare candelabro a nove braccia chiamato chanukkià.

La storia racconta che, dopo la riconquista del Tempio di Gerusalemme devastato in parte dagli ellenici, secondo il rituale la menorà del Tempio doveva essere illuminata permanentemente con olio di oliva puro, ma si trovò olio sufficiente solamente per una giornata. I sacerdoti prepararono una menorà di ferro e stagno ed accesero comunque i lumi: miracolosamente quel poco olio durò il tempo necessario a produrre l'olio puro, otto giorni.

Possiamo allora pensare che alla fine quest’olio che arde e non si spegne ce lo dona il Signore stesso se noi cerchiamo di affidarci a lui. E poi l’Apocalisse dice che nella Gerusalemme celeste “La città non ha bisogno della luce del sole, né nella luce della luna; la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello” (Ap 21,23).

Cerchiamo, anche noi, oggi di tenere viva la fiamma dell’amore e se per caso succede qualche cosa che la fa affievolire, andiamo dal vero venditore di olio: l’unto, Gesù Cristo Nostro unico Signore.

Buona domenica!

Sr M.Chiara

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