29 novembre 2020 - I domenica di Avvento anno B

Aggiornato il: 29 nov 2020

Mc 13, 33-37 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!

“Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!” Mc 13,37


Nella prima domenica di Avvento, l’evangelista Marco, che ci accompagnerà in questo nuovo anno liturgico, ci presenta Gesù che, dapprima, si rivolge ai suoi discepoli con questo invito:“Vegliate” e poi conclude: “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

C’è qualcosa che Gesù vuole dire a tutti e la liturgia ci consegna in questo tempo di Avvento: “Vegliate”. Qualcosa che tutti dobbiamo sapere perché la nostra vita sia vita di veri credenti e il nostro cammino prosegua nella fede gioiosa. Egli, infatti, è venuto perché tutti abbiano vita (Gv 10,10) e la nostra vita sia piena di gioia (Gv 15,11). Ma il primo a vegliare è Lui. Egli, infatti, veglia su di noi (Cfr Os 14,9), cioè ha cura della nostra vita, e ci esorta a rimanere desti per non perderci in cose secondarie, ci sollecita a cercare ciò che dà sapore alla nostra esistenza – la sapienza dà sapore – per essere persone libere e felici. I santi hanno compiuto questo cammino crescendo nell’amore e nella sapienza.

Prepararsi ad accogliere il Signore vuol dire liberarci dai pesi che ci impediscono di correre spediti, così facciamo spazio al Signore, lo lasciamo entrare nella nostra vita e Egli può cominciare a vivere in noi. Scrive l’abate Pascasio Radberto: “Noi dobbiamo sempre tener presente la duplice venuta di Cristo: l’una quando apparirà e dovremo render conto di tutte le nostre azioni; l’altra di ogni giorno, quando egli visita di continuo le nostre coscienze e viene a noi, affinché al suo arrivo ci trovi preparati. Che giova a me sapere se il Signore verrà o quando verrà, se non viene dapprima nella mia anima? E’ per me un bene la sua venuta, se già Cristo vive in me, e io in lui” (San Pascasio Radberto).

Buon Avvento a tutti!

Sr. Chiara


Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. E ancora: Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà (Mc 13,33.35a).

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito (Lc 12,35-36).

Vegliare è, dunque, attendere, aspettare nella speranza, nella pazienza, nella fiducia il ritorno del padrone. E questa veglia, questa attesa è carica di una promessa di bene. Infatti voi siete tutti figli della luce e figli del giorno. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri (1Ts 5,5-6).

Inoltre quest’uomo, che è partito, ha ordinato al portiere di vegliare (Mc 13,34). Mi piace vedere nella figura di questo portinaio, il monaco che è precisamente colui che veglia nella notte, pronto a dare l’annuncio del nuovo giorno del ritorno del Signore: Nel cuore della notte mi alzo per renderti lode (Sl 118, 62); penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto (Sl 62,7). E beato chi è trovato vigilante (cfr. Ap 16,15).

La veglia, vigilare, è allora un desiderare con forza, con passione questa venuta del Signore nella notte, in tutte le nostre notti: notte delle nostre angosce e paure, notte delle nostre fragilità, delle nostre malattie, notte dell’incertezza e del dubbio. Per questo io spero nel Signore, l’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora (Sl 129,6), ben sapendo che la mia attesa e la mia speranza non saranno deluse.

Tu, pastore d’Israele, ascolta, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi (Sl 79).

sr Marialuisa




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