13 marzo 2021 - sabato della III settimana di Quaresima

Aggiornato il: apr 11

Lc 18, 9-14 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


Parola del Signore.



... O Dio, abbi pietà di me ...

Siccome la Parola si spiega con la Parola, potremo tenere come chiave di lettura del Vangelo odierno, 1Cor 13,1-3:

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.

E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.

Scrive Giovanni Climaco: “Nella tua preghiera non usare parole soffisticate, perché spesso il balbettio semplice e ripetitivo dei bambini è riuscito a intenerire il Padre loro che è nei cieli. Non affannarti a parlare molto quando preghi, perché la tua preghiera non si disperda nella ricerca delle parole. Una sola parola da parte del pubblicano bastò a procurargli la misericordia di Dio, e un solo grido di fede salvò il ladrone. L’uso di molte parole nella preghiera spesso disperde la mente e la colma di immagini, mentre la ripetizione di una sola formula spesso la raccoglie”.

S. Paolo ci insegna che qualsiasi opera, inclusa la preghiera, senza la carità è vuota e viceversa, la carità che non è preceduta dalla preghiera può avere come fine ultimo, la propria gloria e non la gloria di Dio.

L’intima presunzione di essere giusti nel senso di essere più giusti degli altri viene apertamente condannata da Gesù. Nella logica del Vangelo, l’unica differenziazione che ci è permessa è “la carità” e anche allora, per quanto irreprensibile possa essere la nostra “carità” , dobbiamo ricordarci che è sempre “come nube del mattino” su cui non possiamo fare affidamento. Solo Dio è sempre in tutto e verso tutti “Carità”, e Lui sa tutto, non ha bisogno dei nostri elenchi.

Impariamo dal pubblicano, per trovare salvezza e misericordia, e preghiamo insieme dicendo: Signore, Tu sai tutto, abbi pietà di me!

Sr. M. Benedetta

41 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti