13 giugno 2020 - sabato della X settimana T.O.

Memoria di sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa, ma esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di san Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.


Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere.

Dai «Discorsi» di sant'Antonio di Padova, sacerdote 

Mt 5, 33-37 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì"; "No, no"; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore.


Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì"; "No, no"; il di più viene dal Maligno

“Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello” (Mt 5,36).

Si sa che il giuramento, di per sé, non garantisce la sincerità totale della persona che giura. Solitamente si giura perché l’altro possa fidarsi di quello che asseriamo, ma forse non sempre attribuiamo il giusto peso al giuramento: è proprio tutto vero quello che diciamo? Ricordiamoci che i sensi attraverso cui percepiamo la realtà possono essere fallaci, come quando ci imbattiamo nelle illusioni ottiche...

Si può giurare per vanagloria, quando si perde il senno per via dei vizi, come fece Erode dopo la danza di Salomè (cfr. Mt 14,6-12). Si può giurare per paura, come fece Pietro nel rinnegare Gesù (cfr. Mt 26, 69-74). Si può giurare per imporre le proprie vedute, per convincere gli altri e noi stessi che abbiamo proprio ragione noi. Si comincia a giurare da bambini imparando dagli adulti e dai coetanei (celebre è il giurin giurello), a partire da cose senza importanza, fino ad aumentare la posta in gioco senza neanche accorgersene, e si giura sulla propria testa e su quella altrui, addirittura. Sono giuramenti che si sentono pronunciare così spesso e tanto alla leggera, anche per innocuo scherzo. Pensiamo forse che le parole non abbiano alcun valore, che non abbiano potere?

A che serve giurare? Come già accennato, l’uomo, nel suo limite strutturale, non può conoscere la Verità tutta intera… vale forse la pena giurare per garantire l’autenticità di una verità che conosciamo solo parzialmente? In fondo, chi si fida già di noi non ha alcun bisogno di giuramenti; al contrario, chi non è disposto a fidarsi, continuerebbe a diffidare anche se dovessimo giurare su ciò che ci è più caro al mondo.

Maria, Madre prudente, insegnaci a tacere umilmente piuttosto che giurare anche solo per scherzo. Donaci di vivere come Te, nel silenzio e nell’onestà di vita, perché dai frutti della fede, della speranza e della carità possiamo essere riconosciuti come cristiani degni di fiducia da parte delle persone di buona volontà.

Maria Chiara


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