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  • 15 agosto 2022 - Assunzione della Beata Vergine Maria, Solennità

    Solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria, Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo, che, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta anima e corpo nella gloria celeste. Questa verità di fede ricevuta dalla tradizione della Chiesa fu solennemente definita dal papa Pio XII. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio». Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa Lc 1, 39-56 Dal Vangelo secondo Luca In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore. Maria canta il suo "Magnificat", in cui dice Dio "ha innalzato gli umili". Maria è stata innalzata alla gloria del cielo anche col corpo, subito dopo la morte. E' per noi "segno di sicura speranza e di consolazione". Anche i nostri corpi infatti risorgeranno, alla fine del mondo. Possa Maria Assunta essere fonte di gioia e di speranza per tutti noi, suoi figli. sr M. Angela

  • 14 agosto 2022 - XX domenica del T.O.

    Memoria di san Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, fondatore della Milizia di Maria Immacolata, fu deportato in diversi luoghi di prigionia e, giunto infine nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, si consegnò ai carnefici al posto di un compagno di prigionia, offrendo il suo ministero come olocausto di carità e modello di fedeltà a Dio e agli uomini. L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. Dalle lettere di san Massimiliano Maria Kolbe Lc 12, 49-57 Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera". Parola del Signore. DOV'E' IL TUO TESORO LA' SARA' ANCHE IL TUO CUORE “Vigilare è prestare attenzione al presente perché lì c'è già il futuro”. (Carlo Maria Martinii). In queste parole è espresso il segreto della vita cristiana che inizia nel tempo, ma si compie nella vita eterna. Mentre la soddisfazione dei nostri bisogni e la sicurezza che ci dà la scienza ci rendono sazi e ci danno l'impressione di essere ricchi, ascoltare la sete profonda del nostro cuore, liberandoci un po' dalla prigionia del nostro “personaggio”, ci fa scoprire la nostra povertà e il desiderio nascosto di “possedere un tesoro che i ladri non rubano e il tempo non consuma”. Diceva S. Agostino che la vita del cristiano è una ginnastica del desiderio. “Ciò che desideri non lo vedi ancora, ma desiderando dilati la tua capacità così potrai essere riempito quando giungerà ciò che vedrai. Il santo desiderio sarà tanto più efficace quanto più strapperai le radici della vanità ai tuoi desideri”. La nostra vigilanza quindi diventa un atteggiamento profondo di conversione, uno stendere le radici dei nostri desideri verso l'acqua viva dell'Eterno e liberarci dalla superficialità, da ciò che ci seduce nell'immediato, facendoci dimenticare per chi siamo e dove andiamo. Prendere la vita nelle mani e tenere aperto l'orizzonte non è compito solo dei giovani. Papa Francesco non si stanca mai di invitarci a evitare la mondanità spirituale, quell'atteggiamento “che rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare gli errori degli altri ed è ossessionato dall'apparenza” (EG 97). Questa mondanità si distrugge soltanto davanti alla croce del Signore e perciò diventiamo vigilanti guardando alla croce. La vigilanza è anche l'anima del nostro agire nel mondo e nel tempo che abbiamo a disposizione. “Nell'ora che non immaginate viene il Figlio dell'uomo”. Non c'è da indagare su giorni e ore: ci basta sapere che ogni giorno e ogni ora è il momento opportuno per vivere l'incontro con Lui e compiere il bene. Il desiderio del cuore ci rende vigilanti nell'attesa del futuro, mentre viviamo intensamente il presente, con l'impegno di un servo che ha da compiere un lavoro, da esercitare una responsabilità. L'amore per Dio si manifesta sempre nella responsabilità verso gli altri, nel cercare il loro bene fino a dare la nostra vita, come diceva una nostra Sorella: “Cristo non è mai solo”. Se il mondo sembra ignorare Dio, con la nostra speranza attiva lo manteniamo aperto a Lui e rimaniamo un segno per quanti si sentono in ricerca. Siamo un “piccolo gregge”, ma abbiamo con noi il buon Pastore che ci guida al Regno. Sr Maria Daniela del Monastero cottolenghino”Adoratrici del Preziosissimo Sangue di Gesù” - Pralormo

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  • Monastero Cottolenghino Adoratrici del Preziosissimo Sangue di Gesù

    Benvenuto! Ti apriamo le porte della nostra casa. Vuoi conoscerci meglio? Vuoi venire a trovarci? Troverai tutte le informazioni che desideri. A presto! Il Santuario della Madonna della Spina Dal 1991, la Comunità si è trasferita a Pralormo, in una casa confinante con il Santuario della B. V. della Spina. ... LEGGI ANCORA >> La nostra vita la Comunità Siamo una comunità contemplativa composta da circa 25 sorelle, di tutte le età, provenienti da varie regioni d'Italia, caratterizzata ... LEGGI ANCORA >> Lectio On-Line Se vuoi meditare il Vangelo del giorno e condividere ciò che la preghiera ti ha aiutato a comprendere ti invitiamo a fare con noi un cammino sulla PAROLA... LEGGI ANCORA >> Non ci sono eventi in programma 24 luglio 2022 - 17° Domenica del Tempo Ordinario 0 0 Post non contrassegnato con Mi piace 25 luglio 2022 - lunedì della XVII settimana del T.O. 0 0 Post non contrassegnato con Mi piace 24 luglio 2022 - XVII domenica del Tempo Ordinario 18 0 3 Più di un Mi piace. Post non contrassegnato con Mi piace 3 GUARDA ALTRE FOTO >> IL MONASTERO, E' IL LUOGO PROFETICO NEL QUALE LA CREAZIONE DIVENTA LODE DI DIO... Orari delle Sante Messe: dal lunedì al venerdì S. Messe ore 8.00 sabato S. Messa ore 7.00 ​ la Domenica S. Messa ore 9.00 In Santuario.

  • Lectio divina | Monastero Cottolenghino Adoratrici

    Che cos'è la LectioDivina? Suggerimenti per leggere la Scrittura, restare alla presenza del Signore, essere condotti alla preghiera Un luogo: di solitudine Beato chi custodisce gli insegnamenti del Signore (Sal 118,2) Se vuoi immergerti nella lettura della Parola di Dio, cerca un luogo di solitudine. La tua camera è un luogo adatto per metterti in ascolto di Dio. Una croce o un'icona ti possono aiutare a stare alla sua Presenza. Se hai voglia di fuggire, resisti. Qui non hai niente da fare, niente da dire. Ti stacchi da tutto. Aspetti. Desideri essere più leggero per essere più libero e disponibile. Qui non sei solo. La comunione dei Santi ti sostiene. Non sei qui per te solo. Sei unito a tutta la Chiesa. Attendi una Parola a nome di tutti gli uomini, tuoi fratelli e sorelle. Un tempo: il silenzio Parla Signore il tuo servo ascolta (1 Sam 3,10) Ascoltare chiede calma. Il silenzio attorno a te favorisce l'attenzione del cuore. Ci sono dei tempi più adatti alla calma: la mattina presto, la notte... Al Signore non possono essere riservati i ritagli di tempo. Resta fedele all'appuntamento con la Parola. Cerca il silenzio e la Presenza di Dio avvolgerà la tua vita. Cerca l'assiduità nella lettura perchè la Scrittura penetri nello spirito e nel corpo. Gli antichi imparavano a memoria i testi della Scrittura per rivivere in se stessi quello che avevano ascoltato. Perchè non provi anche tu? L'attenzione del cuore Parla Signore il tuo servo ascolta (1 Sam 3,10) La Parola di Dio vuole abitare il cuore, il centro della persona. La "lectio divina" è un metodo antico per fare abitare la Scrittura che leggi al centro della tua vita e per abbracciare tutta la persona. Il cuore, secondo la Scrittura, è la sede delle facoltà spirituali: memoria, intelligenza, affetto. E' l'attenzione del cuore il primo strumento della "lectio divina". Se vuoi ascoltare il Signore offri il tuo cuore a Dio. Lui ne faccia un cuore di carne, nuovo purificato. Solo un cuore mite può ricevere il dono di Dio. Il Signore ha promesso di dare un cuore nuovo a chi lo chiede (cfr. Ez 18,31). Quando cominci la "lectio divina" ricorda la parabola del seminatore. Il Signore sta per seminare la Parola in te. Tu sei uno di quei terreni: ingombro di sassi e spine, strada dove passa di tutto, terreno buono tenero e disponibile. La Parola cada in te come un terreno fecondo "un cuore buono che conserva la Parola ascoltata con perseveranza per portare frutto a suo tempo" (cfr. Lc 8,15). In un cuore puro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, prenderanno dimora. I passi della Lectio Divina Chiede lo Spirito, riceverete l'illuminazione INTRODUZIONE Cercate con la lettura, troverete con la meditazione LECTIO - MEDITATIO Bussate nella preghiera, entrerete nella contemplazione ORATIO - CONTEMPLATIO - ACTIO Prima di iniziare la lettura delle Scritture PREGA lo Spirito santo che scenda in te, che "apra gli occhi del tuo cuore" e che riveli il volto di Dio non nella visione ma nella luce della fede. Prega con la certezza di essere esaudito, perchè Dio dona sempre lo Spirito santo a chi lo invoca con umiltà e docilità. Se vuoi prega così: Dio nostro, Padre della luce, tu hai inviato nel mondo tuo Figlio, Parola fatta carne per mostrarti a noi uomini. Invia ora il tuo Spirito santo su di me, affinchè possa incontrare Gesù Cristo in questa Parola che viene da te, affinchè lo conosca più intensamente e conoscendolo lo ami più intensamente pervenendo così alla beatitudine del Regno. Amen. LEGGI attentamente, adagio, più volte il testo: o un brano del lezionario o un brano di un libro biblico cursivamente, cercando di ASCOLTARLO con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza, con tutto il tuo essere. Silenzio esterno, silenzio interiore e concentrazione accompagnano la tua lettura e la rendono ascolto. Non scegliere a caso. Segui la liturgia del giorno oppure leggi un libro della Bibbia dall'inizio alla fine. Leggi il testo più volte, anche sussurrandolo. Cerca di imprimere il testo nel cuore e nella memoria. Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità (Ger 15,16). Lascia risuonare in te le parole che leggi fino quasi ad ascoltare la voce che esse custodiscono. La Parola che risuona è per te oggi, è da vivere insieme con la Chiesa, è per il bene degli uomini. RIFLETTI CON LA TUA INTELLIGENZA illuminata dalla luce di Dio sul testo. Aiutati da alcuni strumenti, concordanze bibliche, commenti patristici, esegetici, cercando di comprendere in profondità e in estensione che cosa "sta scritto", INTERPRETA LA SCRITTURA CON LA SCRITTURA cercando Cristo centro di ogni pagina e di tutta la Bibbia. La legge, i profeti, gli apostoli parlano sempre di lui. RILEGGI il testo cercando. Cerca il cuore del brano che hai letto. Non cercare quello che già sai. Non stancarti se per un po' il testo è muto. C'è una parola nuova che ti aspetta, che ti indica una via, che ti chiede un cambiamento, una conversione. RUMINA le parole nel tuo cuore e applica a te, alla tua situazione il messaggio del testo. Lasciati stupire, attrarre dalla Parola. Guarda a Cristo, rifletti Cristo in te e non guardare troppo a te stesso: è Lui che ti trasfigura. C'è da meravigliarsi nello scoprire che il Signore non è lontano. La sua Parola è molto vicina alla tua vita (cfr. Dt 30,11-14) Ora, ripieno di Parola di Dio, PARLA al tuo Signore o meglio RISPONDI a Lui, agli inviti, alle ispirazioni, ai richiami, ai messaggi, alle richieste che egli ti ha rivolto nella sua Parola compresa nello Spirito santo. Prega con franchezza, con fiducia, senza tregua e senza scivolare in troppe parole umane. E' il momento della LODE , del RINGRAZIAMENTO , dell' INTERCESSIONE . ​ Cerca di guardare con i suoi occhi ogni cosa: te stesso, gli altri, gli eventi, la storia, le creature tutte del mondo. CONTEMPLAZIONE E' VEDERE TUTTO E TUTTI CON GLI OCCHI DI DIO . ​ CONSERVA NEL TUO CUORE la Parola ricevuto, come Maria, la donna dell'ascolto. CONSERVA, CUSTODISCI, RICORDA la Parola ricevuta. Richiamala a te nelle diverse ore del giorno attraverso il ricordo del brano pregato o di un versetto. ​ Prendi risoluzioni pratiche in base alla tua vocazione e alla tua funzione tra gli uomini, lasciando sempre che la Parola abbia il primato e la centralità nella tua vita. IMPEGNATI A REALIZZARE LA PAROLA DI DIO nella tua giornata. ​

  • Serva di Dio suor Maria Carola Cecchin - Monastero Cottolenghino Adoratrici

    To play, press and hold the enter key. To stop, release the enter key. Serva di Dio Suor Maria Carola Cecchin Cittadella, Padova, 3 aprile 1877 - Mar Rosso, 13 novembre 1925 “Donna saggia e prudente: attiva, ma non dissipata; seria, ma non ruvida; schietta, ma non imprudente; di pietà luminosa e soave”: un giudizio che vale un panegirico, una sintesi di vita che da sola le meriterebbe l’aureola. Evidentemente c’è però anche molto di più, se dopo 90 anni la diocesi torinese ha deciso di avviarne la causa di beatificazione. E non ci sarà nemmeno bisogno di fare la ricognizione canonica dei suoi resti mortali, perché sono finiti in bocca ai pesci, tra le onde del Mar Rosso. Fiorina Cecchin nasce a Cittadella (Padova), il 3 aprile 1877, e a 19 anni entra al Cottolengo di Torino con il sogno di andare in missione. Prima, però, le fanno fare un po’ di gavetta, nel senso autentico del termine: qualche anno nella cucina di Giaveno, altri in quella della Piccola Casa di Torino, e solo a 28 anni le danno il via libera per il Kenya. Sono, questi, gli anni pionieristici delle missioni cottolenghine africane, che solo da un paio d’anni si sono aperte a nuove frontiere equatoriali: regnano la povertà assoluta, forse anche un po’ di improvvisazione, certamente tanti sacrifici e privazioni che raggiungono l’eroismo puro. Finalmente in missione, dove sempre aveva desiderato essere, comincia esattamente da dove si era fermata a Torino: cioè dalla cucina, dall’orto, dalle faccende di casa, solo con maggior disagio e cento difficoltà in più, perché “ha a disposizione una stufetta mezza rotta, un po’ di legna da bruciare, piatti di latta e al posto del pane usa una gran quantità di patate. Il cibo è scarso e non basta mai”. Se però è vero, come sembra, che “la grandezza non sta nelle cose che fai ma nell'amore che metti nel farle”, deve essere davvero tanto l’amore di questa suora, se subito, al di là della barriera imposta dalla lingua, “tutti conoscevano il suo grande cuore e ricorrevano a lei, certi di essere aiutati”. Dicono che quando arriva lei, in corsia o nei punti distribuzione viveri ai poveri, basta il suo sorriso e la sua giovialità per rallegrare tutti: più contagiosa di così! Poi comincia a destreggiarsi meglio nella lingua Kikuyu ed a comunicare con più scioltezza: le è possibile, allora, girare nei villaggi, cominciare un po’ di catechesi, curare qualche malato a domicilio. L’ubbidienza la porta da Limuru a Tigania (nel Meru), passando per Tusu, Iciagaki, Mogoiri e Wambogo: ad ogni tappa, il più delle volte, “la casa è una baracca, una sola padella funge da pentola: ma a poco a poco, viene eretta la casa in legno”: a lei il compito di renderla abitabile, coltivare il giardino e l’orto, abbellire il cortile, raccogliervi attorno una piccola comunità, preparare, insomma, condizioni più vivibili per chi verrà dopo di lei. Pure questa è carità. La prima guerra mondiale ha le sue ripercussioni anche in Africa e il Kenya si popola di ospedali militari, dove le suore sono più necessarie che mai per curare, fasciare, consolare, rasserenare. La “spagnola”, arrivata a decimare la popolazione, è riuscita a contagiarla, ma non a fermarla, perché pur bruciante di febbre continua a portare una buona parola, preparare al trapasso, amministrare un battesimo. Finita la guerra, nella missione di Tigania compare l’enterocolite sanguigna, a stremare chi è già cronicamente indebolito: anche le suore ne sono colpite e lei sollecita il rientro a Torino almeno delle più gravi, scrivendo in casa madre: “Ora che i passaggi marittimi sono liberi, speriamo che vengano chiamate in seno alla Piccola Casa, a godere un po’ di paradiso”. A dire il vero, anche lei sarebbe nel numero delle malate, anzi fino alla fine si porterà dietro le conseguenze dell’infezione, ma per se stessa nulla chiede, anzi si carica delle mansioni di chi parte. Del suo rientro si inizia a parlare solo nel 1923, quando le cottolenghine sono sostituite dalle missionarie della Consolata: anche in questo caso, però, lei è ultima ad abbandonare il Kenya insieme ad una consorella, perché bisogna lasciare ogni cosa in ordine e favorire l’inserimento delle nuove missionarie. Il viaggio di ritorno inizia il 25 ottobre 1925, ma per lei, ormai è troppo tardi: malattie e strapazzi l’hanno completamente consunta e muore a bordo della nave il successivo 13 novembre. La sua salma, avvolta in un semplice lenzuolo, viene adagiata tra le onde del Mar Rosso e tra queste scompare, come un seme nel solco della terra. E si vede che ha portato frutto, anche solo a giudicare dalle vocazioni cottolenghine sbocciate in Kenya, se la diocesi di Torino il 25 marzo 2014 ha deciso di far decollare la causa di beatificazione di Suor Maria Carola Cecchin. Autore: Gianpiero Pettiti Nasce a Cittadella (Padova), il 3 aprile 1877 – 130 anni fa – e entra tra le probande della Piccola Casa della Divina Provvidenza al “Cottolengo” di Torino il 27 agosto 1896, 139ª postulante di quell’anno. Veste l’abito religioso e inizia il noviziato il 2 ottobre 1897, con il nome di suor Maria Carola. Al secolo, si chiamava Fiorina Cecchin ed era stata davvero un bellissimo fiore di fede, purezza e dedizione a Gesù: continuerà ad esserlo come religiosa più che mai, così da stupire e da avvincere coloro che la incontreranno. Nell’Epifania del 1899, offre a Dio la professione dei santi voti ed è chiamata a umili servizi nella sua Famiglia religiosa: in cucina nel seminario di Giaveno per qualche anno, quindi nella cucina centrale della “Piccola Casa” a Torino insieme a suor Teobalda. La sua “vocazione”, che sente fin da giovanissima è “la missione”, per amore a Dio e alle anime: il 28 gennaio 1905, parte per l’Africa con la terza spedizione formata da sei suore della sua congregazione. Ha 28 anni. A Limuru, Tusu, Iciagaki (qui viene nominata superiora), a Mogoiri, a Wambogo, e per ultimo a Tigania-Meru, si dimostra “donna saggia e prudente, attiva, ma non dissipata, seria, ma non ruvida, schietta, ma non imprudente, di pietà luminosa e soave”. Così la delinea Madre Scolastica nel volumetto “Memorie di suor Maria Carola, missionaria”. “Na bòna mort” (una buona morte), questa è l’espressione che caratterizza il suo agire. Per un insuccesso, per una incomprensione, non si altera mai per cercare rivincite, né si amareggia per le cose spiacevoli della vita, perché pensa che la ricompensa di una buona morte, le fa superare le amarezze del cuore. A Iciagaki, impianta una nuova stazione missionaria. “La casa è una baracca, una sola padella funge da pentola: ma a poco a poco, viene eretta la casa in legno”. Suor Carola, la rende abitabile, coltiva il giardino e l’orto, abbellisce il cortile, raccoglie attorno a sé la piccola comunità. È mossa, in ogni sua azione, da un grande illimitato amore a Gesù. Tutto per il Paradiso Quando le fatiche sono terminate e può cominciare una normale vita missionaria, le giunge l’“obbedienza” di partire per Mogoiri. Accetta con gioia, confidando sempre “na bòna mort” e nella nuova sede, rimane assidua, laboriosa e serena, fino al giorno in cui viene inviata a Wambogo. Di lì erano partite per l’ospedale da campo suor Maria Daria e suor Rachele. Suor Carola le sostituisce in un momento drammatico. Reclutati gli uomini per una guerra (1915-1918) che non aveva nulla a che vedere con le scaramucce tribali, i poveretti si trovano a fare una guerra di cui non conoscono i mezzi e le strategie. Erano impegnati come portatori, ma anche così la guerra, per loro come per tutti, è una realtà orribile. Nei villaggi, rimanevano le donne che devono badare alle bestie e ai campi. “La spagnola” semina strage insieme alla guerra. Suor Carola vive questo momento terribile con la luce e la fortezza della carità di Cristo: davvero, come era stato per il Fondatore della sua Famiglia ­Religiosa, “caritas Christi urget nos”. Insieme alle consorelle testimonia l’amore di Dio Padre (“Deus caritas est”) verso i più poveri dei poveri, donando, insieme ai servizi più urgenti, la carità più grande: l’annuncio di Gesù, unico Salvatore, al quale corrispondono, per la grazia di Dio, meritata dal sacrificio e dalla preghiera, numerose conversioni a Lui. È Gesù solo che sostiene suor Carola e insieme il suo abituale pensiero a “na bona mort”, la morte in grazia di Dio, che chiede con assiduità nella preghiera e che l’avrebbe ricompensata di tutto, donandole di contemplare finalmente il volto del suo Sposo adorato. Incontrandolo, faccia a faccia, avrebbe visto il suo Signore che serve nei più poveri. Per Lui, per Lui solo, sempre, tutti i giorni dei suoi 20 anni di missione, con il buono e il cattivo tempo, “in cerca di anime, partiva... e avanti avanti, divorava la via con i suoi lunghi passi”. È partita per l’Africa, solo per Gesù e per le anime, non per essere turista, né animatrice sociale tanto meno rivoluzionaria. Solo per “la rivoluzione del Vangelo di Gesù”, che è l’unica a produrre novità vera di vita. L’ultima stazione della sua missione è Tigania, nel Meru, ove lascia ancora una volta la casa linda e ben fornita. Vedendo le difficoltà, si mette a canterellare: “La, la, na bona mort, na bona mort”. Sembra strano oggi, ma il pensiero dei novissimi – le realtà ultime – quanti santi, eroi e martiri, ha prodotto nella Chiesa. Così è per suor Carola. In quest’ultima missione, oltre i soliti disagi, una malattia dolorosa e debilitante, diagnosticata come enterocolite sanguigna, le procura gravi sofferenze. I postumi di questo male non le daranno tregua fino al giorno della sua morte. In una lettera del 14 marzo 1919, al Padre della Piccola Casa, sollecita il rientro delle Suore malate in Italia, scrivendo: “Ora che i passaggi marittimi sono liberi, speriamo che vengano chiamate in seno alla Piccola Casa, a godere un po’ di paradiso”. Suor Carola – insieme a suor Crescentina – sono le ultime a lasciare l’Africa il 25 ottobre 1925. Sulla nave, in via di ritorno, il 13 novembre 1925, suor Maria Carola, a 48 anni di età, va incontro a Dio. Celebrati i funerali a bordo, la sua salma viene sepolta, come allora si usava, tra le onde del Mar Rosso. Non le fu dato di godere un po’ di Paradiso nella Piccola Casa. Il suo Sposo divino, la volle direttamente nel Paradiso vero. Modello di vita missionaria e di santità, di eroica dedizione a Cristo e alle anime da salvare, anche oggi. Soprattutto oggi. Autore: Paolo Risso ​ tratto da Santi e Beati http://www.santiebeati.it/dettaglio/94995 ​

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