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6 agosto 2021 - venerdì della XVIII settimana del TO

Festa della Trasfigurazione del Signore, nella quale Gesù Cristo, il Figlio Unigenito, l’amato dell’Eterno Padre, davanti ai santi Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, avendo come testimoni la legge ed i profeti, manifestò la sua gloria, per rivelare che la nostra umile condizione di servi da lui stesso assunta era stata per opera della grazia gloriosamente redenta e per proclamare fino ai confini della terra che l’immagine di Dio, secondo la quale l’uomo fu creato, sebbene corrotta in Adamo, era stata ricreata in Cristo.


Corriamo fiduciosi e lieti là dove ci chiama, entriamo nella nube, diventiamo come Mosè ed Elia come Giacomo e Giovanni.

Come Pietro lasciamoci prendere totalmente dalla visione della gloria divina. Lasciamoci trasfigurare da questa gloria divina. Lasciamoci trasfigurare da questa gloriosa trasfigurazione, condurre via dalla terra e trasportare fuori del mondo. Abbandoniamo la carne, abbandoniamo il mondo creato e rivolgiamoci al Creatore, al quale Pietro in estasi e fuori di sé disse: «Signore, è bello per noi restare qui» (Mt 17, 4).

Dal «Discorso tenuto il giorno della Trasfigurazione del Signore» da Anastasio sinaita, vescovo


Mc 9,2-10 (Anno B) Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!". E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

Rabbì, è bello per noi essere qui...

Di fronte al mistero della Trasfigurazione, che la liturgia ci fa oggi celebrare, ci sentiamo un po' stupiti e imbarazzati come i discepoli che Gesù prende con sè per manifestare loro la sua gloria. Cosa è successo veramente su quell'alto monte?

L'evangelista Marco ci dice che il suo volto brillo come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Sole e luce sono chiamati in causa, per indicare qualcosa che nessuna parola umana sarebbe capace di esprimere: nel Volto di Gesù brilla la luce del Padre.

Il Cristianesimo è esperienza di luce, è esperienza di bellezza. La bellezza cristiana è relazione con il Signore e comunione fraterna.

Bellezza, nell'esperienza cristiana, è sinonimo di santità. Dalla trasfigurazione discende per i cristiani il compito della bellezza: una bellezza che impregna le vite e le relazioni, il corpo e lo spirito, fino a rendere la vita del credente un capolavoro umano e spirituale.

Al cuore di questa avventura, vi è l'ascolto della Parola di Dio nelle Scritture. E' Lui il Figlio amato che va ascoltato nelle scritture.

Ricordiamoci che nessuna esperienza spirituale straordinaria può esonerare dalla quotidiana fatica della fede e della sequela.

Buona giornata.

sr M. Barbara

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