5 febbraio 2021 - venerdì della IV settimana del T.O.

Memoria di sant’Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell’imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore.


Agata, la nostra santa, che ci ha invitati al religioso banchetto, è la sposa di Cristo. È la vergine che ha imporporato le sue labbra del sangue dell’Agnello e ha nutrito il suo spirito con la meditazione sulla morte del suo amante divino.

La stola della santa porta i colori del sangue di Cristo, ma anche quelli della verginità. Quella di sant’Agata, così, diviene una testimonianza di una eloquenza inesauribile per tutte le generazioni seguenti.

Dal «Discorso su sant’Agata» di san Metodio Siculo, vescovo



Mc 6, 14-29 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».

Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.

E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore.

Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello

Il Vangelo di oggi racconta il martirio di Giovanni Battista. La scena è descritta a vividi colori e sembra lasciar trasudare le forti passioni dei protagonisti: l'odio di Erodiade, la sensualità accesa dal ballo, la viltà di Erode. Mi ha sempre impressionato il fatto che un uomo di grande statura morale come il Battista veda la sua vita stroncata al prezzo di un ballo. Emerge una domanda: cosa ha fatto Gesù per salvare dalla morte il suo Precursore? Niente. Giovanni Battista precede Gesù anche nell'esperienza della morte violenta e viene immerso prima di lui in un abisso di umiliazione che sembra segnare il fallimento della sua missione. Emerge un'altra domanda: con quale animo egli affrontò la morte? Secondo il Vangelo di Luca mentre Giovanni giaceva in carcere i suoi discepoli si recarono a interrogare il Maestro sulla sua identità messianica e Gesù li rinviò al Battista citando la profezia di Isaia, che si compiva sotto i loro occhi nelle guarigioni che vedevano, e con queste parole: "Beato colui che non si scandalizza di me". ( Lc 7, 23) Possiamo pensare che queste parole illuminarono l'animo turbato del "più grande tra i nati di donna": nel buio dell'umiliazione più assurda e dell'ingiustizia operata dalla meschinità dei potenti, egli poté guardare oltre lo scandalo della sua situazione, fissando la mente e il cuore in Lui, nel Messia che comunque stava per inaugurare il regno promesso, non nella forza e nel successo, ma per la stessa via di umiliazione percorsa dal suo Precursore. Anche noi meditando la morte del Battista e la morte di tante persone che hanno reso testimonianza alla verità, alla giustizia facciamo nostro il messaggio rivolto al Battista: "Beato chi non si scandalizza di me", chi non si lascia frenare dagli ostacoli che incontra nel fare il bene, chi non teme di perdere onore e approvazione pur di agire secondo coscienza, chi cerca il compimento del progetto di Dio con disinteresse.


sr Maria Daniela

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