4 maggio 2020 - lunedì della IV settimana di Pasqua

Aggiornato il: mag 22

Venerazione della Sindone, memoria facoltativa


Gv 10,11-18

Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse:

"Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".

Parola del Signore.


Io sono il buon pastore ...

Oggi il Vangelo ci parla ancora di Gesù buon pastore. Egli conosce le sue pecorelle come nessun altro, sa quali passi ognuno di noi può fare, infatti, “conduce pian piano le pecore madri e porta gli agnellini sul petto” (cfr Is 40,11); non ci lascia soli, raggiunge ciascuno come ha fatto con i due discepoli di Emmaus che erano come pecore smarrite. Egli ha dato la sua vita per noi ed ora noi la riceviamo da Lui in abbondanza per vivere e proseguire nel cammino di ogni giorno. Se siamo in difficoltà, poiché la vita ci riserva sempre delle prove, – e questo tempo è per tutti particolarmente provato a causa della pandemia – chiediamo il suo aiuto: “Vieni Signore Gesù, cerca le tue pecore. Cercami, trovami, accoglimi, portami.” (Sant’Ambrogio). Sull’esempio del buon pastore, nel 1954 Angelo Roncalli, allora Patriarca di Venezia, diceva al suo gregge nell’intraprendere la prima visita pastorale: “Non intendo di essere per voi che quale mi sarebbe difficile non essere, cioè vostro pastore e padre. Pastore che conosce a una a una le sue pecorelle, le chiama, le ammonisce, le difende, le salva; padre che comprende, che dirige, che incoraggia i suoi figlioli, si sacrifica per loro, se occorre usque ad sanguinem” (M. Roncalli, Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella storia, Mondadori, p 358)

Il Signore Gesù ci conosce come il Padre e il Figlio si conoscono. Un rapporto profondo ci lega a Gesù, un rapporto reciproco, perché non solo Lui conosce noi, ma che anche noi conosciamo Lui e possiamo conoscerLo sempre più profondamente attraverso la Parola, i sacramenti, attraverso l’attenzione ai più piccoli nei quali Lui si rivela e si nasconde: “ero straniero e mi avete accolto”(Mt 25, 35). Noi lo incontriamo in coloro con i quali viviamo, in coloro che ogni giorno troviamo sul nostro cammino. Chiediamo la grazia di conoscerlo per riconoscerLo e farci vicini ai nostri fratelli e alle nostre sorelle come ha fatto Lui con quell’uomo incappato nei briganti e abbandonato ferito sul ciglio della strada. Dalla conoscenza del Signore Gesù, del suo amore per noi nascerà in noi un amore più grande e più vero che ci rende pienamente umani: diventiamo uomini e donne per gli altri.

Sr. Chiara

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