30 aprile 2026 - giovedì della 4a settimana del Tempo di Pasqua - Solennità di S. G.B. Cottolengo
- Comunità Monastero Adoratrici

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A Chieri presso Torino, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote, che, confidando nel solo aiuto della divina Provvidenza, aprì una casa in cui si adoperò nell’accoglienza di poveri, infermi ed emarginati di ogni genere.
Nella sola Divina Provvidenza confidar deve l’uomo, sicuro che questa nel governo universale del mondo non manca, né mancherà mai; in questa si deve sperare, su di questa come su di sodo e immobile fondamento si deve poggiare, a questa pienamente affidarsi, e su di essa gettare ogni pensiero, desiderio e speranza, giusta l’importante avviso che ce ne dà il profeta: Getta nel Signore il tuo affanno (Sal 54,23).
Dai discorsi di san Giuseppe Benedetto Cottolengo
Dal Vangelo
secondo Matteo - 25, 31-40
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Parola del Signore.

Venite, benedetti del Padre mio. Venite e ricevete il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Venite su questo monte al banchetto di nozze dell’Agnello, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti (Is 25,6). Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato (Prv 9,5), perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Mt 25,35-36).
I giusti, sconcertati e meravigliati, chiederanno: Quando mai ti abbiamo incontrato affamato, nudo, in carcere o ammalato? Avevano volti diversi, volti che portavano segni di dolore, di malattie, di emarginazione, di sofferenze di ogni genere. Ma Lui era lì. In quell’uomo sfigurato dal male e dal dolore, era Gesù stesso che domandava. E questi che all'occhio materiale sono sì ributtanti e sì brutti, diceva san Giuseppe Benedetto Cottolengo - di cui oggi celebriamo la Festa -, sono le nostre vere gemme (DP 19). Servendo loro servite a Gesù Cristo; in essi voi date da mangiare a Gesù (DP 82 e 21). Infatti, tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Maria, nostra buona e tenera Madre, aiutaci ad essere anche noi, come questi giusti, delle persone “in uscita”, persone che sanno fare della loro vita un dono d’amore e di grazia per tutti, persone totalmente donate ai fratelli più piccoli. Ed essi, che sono i veri invitati alla tavola del Re, ci apriranno le porte della sala dove è imbandito il banchetto del regno.


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