29 luglio 2020 - mercoledì della XVII settimana del T.O.

Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».


Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella

carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura.

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo





Lc 10,38-42 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.


... di una cosa sola c'è bisogno ...

Santa Marta che oggi festeggiamo è una santa con un carattere un po’ particolare. La pagina evangelica che ci propone oggi la liturgia ce la presenta affannata per il gran lavoro, indaffarata, ma anche un po’ brontolona, mentre si lamenta con lo stesso Gesù per averla lasciata sola a servire, privandola dell’aiuto della sorella Maria.

Il vangelo di Giovanni ci dice che Gesù amava Lazzaro e le sue sorelle Marta e Maria. (Gv 11,5)

È Marta che correrà incontro al maestro dicendogli con amorosa fiducia: se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. (Gv 11, 21-28) e che, con spiccato senso pratico dice a Gesù che il morto nel sepolcro già da 4 giorni, manda cattivo odore….

È sempre Marta che, sei giorni prima della Pasqua, accoglie per l’ultima volta Gesù nella sua casa. Il Vangelo ci dice che Marta serviva, mentre Lazzaro era uno dei commensali. Maria che amava sedere ai piedi di Gesù per ascoltare la sua parola, come scrive Luca nel suo Vangelo, in questa ultima cena spezzerà un vasetto di olio profumato, riempiendo la casa del profumo dell’unguento.

Betania è la casa dell’amicizia e ci insegna a servire senza far pesare ed a sprecare qualche cosa di prezioso per dimostrare a Gesù che lo amiamo veramente.

Marta e Maria (Lc 10, 38-42) non sono simbolo di stati di vita (attiva e contemplativa) da contrapporre.

L’azione esteriore sgorga dalla vita interiore come da una sorgente che trabocca.

Santa Teresa d’Avila, suora di vita contemplativa e grande maestra nelle vie dello spirito afferma: «Non si creda che nuoccia al raccoglimento il disbrigo delle occupazioni necessarie. Purchè non abbandoniamo l’orazione, il Signore volge tutto a nostro bene. Dobbiamo ritirarci in noi stessi anche in mezzo al nostro lavoro, e ricordarci di tanto in tanto, sia pure di sfuggita, dell’Ospite che abbiamo in noi, persuadendoci che per parlare con lui non occorre alzare la voce. Siate certi che anche fra le pentole si trova il Signore! Se prendete l’abitudine di raccogliervi, Egli si farà sentire presente”».

L’intercessione di Santa Marta doni a noi tutti, in qualsiasi stato di vita il Signore ci abbia chiamati, di vivere una vita di preghiera che ci permetta di compiere le pur necessarie opere di carità, senza perdere di vista il tesoro prezioso della continua presenza di Gesù maestro, ascoltando la Sua voce come Maria.

Sr. M. Bruna

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