15 settembre 2019 - domenica XXIV settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita.


Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l’anima della Madre.

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate

Lc 15, 1-32 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"». Parola del Signore.

Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato...

Il Regno di Dio è la realtà più importante e preziosa di questo mondo, perché paragonarlo a una dracma o una pecora che valgono così poco?

La parabola del Vangelo parla di uno che aveva un gregge, una pecora perduta non valeva troppo per lui. Una dracma non doveva essere un grande capitale.

Gesù, forse vuole sottolineare, non il valore delle cose in sé, ma il legame con il loro possessore. La pecora vale poco, ma l’uomo può amarla. E questo cambia tutto. La perdita di ciò che si ama fa male.

Che cosa può dare valore all’uomo? L’amore di Dio. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito per la salvezza (Gv 3,16).

Si parla della dignità umana, ma se si priva l’uomo dell’amore di Dio, che cosa rimane della dignità? Chi lo prenderà sulle sue spalle quando si perderà, se non ci sarà accanto a Lui Cristo?

Presto, portate qui il vestito più bello e rivesti telo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

Sr M. Barbara



Il protagonista del Vangelo di oggi è il Padre, che in questo brano viene nominato 12 volte e il suo rapporto con i figli, nominati 9 volte. Con i due racconti che la precedono si tratta di un’unica parabola, infatti il testo dice: “Egli disse loro questa parabola”.

La figura del Pastore, della Donna, e del Padre sono davvero eccezionali, molto distanti dalla nostra esperienza quotidiana.

Un giorno, infatti, ho visto un pastore che guidava il suo gregge vicino al Monastero e ho notato che a un certo punto una pecora vecchia e malata è rimasta indietro. Ho pensato adesso andrà a prenderla... e invece no! Lui ha continuato con le altre lasciandola per la strada. Ho letto poi, che i pastori, alle pecore che si allontanano dalle altre, spezzano una zampa affinché non vadano più a mettersi nei pericoli.

Tutto questo è molto umano, ma il nostro Dio Padre è molto diverso.

Lui ci ha fatto liberi perché con questa libertà possiamo rispondere al suo amore. Anche se sbagliamo non ci priva della libertà e non ci tratta come servi, non ci abbandona mai.

“Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti” (Sl 138,7-8).

Quando smarrito vado in un paese lontano... quando sono ancora lontano il Padre mi vede, ha compassione di me, mi corre incontro, mi si getta al collo e mi bacia.

Posso anche io dire con San Giovanni: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1 Gv 3,1).

Sr M. Chiara


Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le 99 nel deserto e va in cerca di quella perduta?

C'è più gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 15,4-10)

Tu sei, o Signore un Dio pietoso e pronto alla compassione, lento all'ira e ricco di misericordia e fedeltà (Sl 86,15).

Abbandoni l'empio la sua via... ritorni al Signore che avrà pietà di Lui, al nostro Dio perchè è largo nel perdonare (Is 55,7).

Come è grande la misericordia del Signore e il suo perdono per quanti tornano a Lui (Sir 17,24)

Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà per quanti lo temono (Sl 103,13).

Ritornate, o figli, a colui contro il quale vi siete rivoltati (Is 31,6).

Il Signore attende per farvi grazia, perciò Egli si erge per avere pietà di voi, perchè il Signore è un Dio giusto; beati coloro che confidano in Lui (Is 30,18).

Mi alzerò e andrò da mio padre... Quando era ancora lontano il Padre lo vide... gli corse incontro e lo baciò... poi disse: facciamo festa... e cominciarono a far festa. Perchè c'è più gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 15,4 ss).

Anche Gesù fa festa perchè ha ritrovato la sua pecorella.

Voglio anch'io dare a Gesù l'occasione di far festa per tutte le volte che mi lascio ritrovare.

Vorrei riportare la riflessione della nostra Madre: " Ho trovato la MIA pecora. Gesù non ha pecore che non si sono perdute. Al massimo qualche pecora può illudersi di essere sempre stata col pastore, ma non è così. Solo la pecora che si lascia trovare e caricare sulle spalle è in realtà SUA pecora. Diventiamo realmente sua proprietà non per qualche nostro merito ma semplicemente se ci lasciamo trovare, se ci arrendiamo a Lui. La resa incondizionata ci rende ritrovabili e riconducibili nell'ovile del Pastore. E cos'è questo "ovile"? E' esattamente il luogo da cui siamo usciti perdendoci il suo cuore. Ci siamo allontanati dal cuore di Dio e ci siamo perduti. Tutti.

Non esistono 99 pecore, esiste solo 1 pecora, ciascuno di noi. Nel momento in cui divento consapevole di essere stata trovata e portata sulle spalle, allora ritrovo anche le altre 99; riconosco i fratelli e le sorelle che vivono nel medesimo ovile, che è l'amore di Dio. Sentiamo lo sguardo di Gesù su di noi. Incrociamo i suoi occhi e lasciamoci trafiggere il cuore. Proviamo a chiudere gli occhi e sentire Gesù che ci dice: Ho trovato la mia pecora, ti ho trovata, sei mia, sei preziosa ai miei occhi. Solo questo può cambiare la mia vita".

sr M. Emanuela


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