11 agosto 2020 - martedì della XIX settimana del T.O.

Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.


Osserva anzitutto l’inizio di questo specchio e vedrai la povertà di chi è posto in una mangiatoia ed avvolto in poveri panni. O meravigliosa umiltà, o stupenda povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepio!


Dalla «Lettera alla beata Agnese di Praga» di santa Chiara, vergine



Mt 18,1-5.10.12-14 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».

Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Parola del Signore.

... un solo bambino come questo ...

“Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4).

La serva di Dio Leonia Martin, sorella di Santa Teresa di Lisieux, dopo che quest’ultima lasciò la terra per il Cielo, scrisse:

“Teresa lavorò molto la mia anima sull’umiltà. Più la vedo salire in gloria, più sento il bisogno d’abbassarmi. Ho sete di scomparire ed essere contata un nulla. Che grazia!”.

“Sono divenuta tanto piccola che ho l’ardire di credere che non andrò in purgatorio. È la mia estrema miseria che mi dà questa fiducia; e penso con gioia che lasciando le care e tanto materne braccia della nostra amatissima Superiora cadrò naturalmente in quelle di Gesù e di Maria, la mia mamma celeste”.

Il Vangelo di oggi offrirebbe innumerevoli spunti sul cammino dell’infanzia spirituale, di cui Santa Teresa di Lisieux si fa promotrice. La giovane monaca (e chi, come sua sorella Leonia, ha praticato la sua piccola via tracciata in Storia di un’anima) ha capito che Gesù la vuole bambina, mi vuole bambina, ti vuole bambino, ti vuole bambina. Questo cosa significa? Tanti sarebbero gli aspetti positivi dell’infanzia che suscitano il sorriso del Dio tenero e paterno: la purezza di cuore, la trasparenza, la semplicità, la sana curiosità, l’affettuosità, l’appartenenza fiduciosa ai genitori, la dipendenza… Una volta ebbi l’occasione di osservare un bambino di tre anni alla scuola dell’infanzia. Viveva la giornata serenamente, giocando, svolgendo le piccole consegne, stando con il gruppo, senza capricci, sempre con un sorriso che rapiva il cuore. Quando arrivò nel pomeriggio la mamma, vidi il suo slancio angelico verso di lei: era così commuovente contemplare questo piccino che gridava dolcemente: “Mamma!” mentre le correva incontro, che ho pensato: “Quanto sarebbe bello vivere la vita terrena così: serenamente, con la pace nel cuore, specialmente nelle contrarietà, lasciandosi scivolare addosso le seduzioni del male, avendo la fiduciosa consapevolezza di appartenere alla Madre che è Dio (come ci ricordava papa Giovanni Paolo I). Quanto sarebbe bello vivere ogni istante con i piedi per terra e il cuore fisso sulla Mamma che arriverà e, infine, slanciarsi nelle Sue braccia!”. Quel bambino ha sempre avuto nel cuore la sua mamma, anche quando giocava con gli altri bambini, anche quando mangiava, quando modellava il pongo, quando faceva il pisolino, anche se, forse, non se ne accorgeva. Questo episodio è davvero illuminante per intuire minimamente cosa significhi abbandonarsi alla maternità di Dio, l’essere Suoi figli.

Inoltre, Leonia, sull’esempio di Teresa, ci parla di umiltà, abbassarci, considerarci un nulla… Tutto il contrario di quello che suggerisce il maligno, che insegna a primeggiare, ad essere autonomi, a fare a meno di Dio. All’orgoglio costa molto riconoscere che, di fronte al Creatore, siamo proprio un niente. Eppure, quanto ci inteneriamo di fronte alla piccolezza dei bambini che amano la mamma e glielo dimostrano con degli scarabocchi!

Grazie, Signore, sii sempre lodato perché ci ami nella nostra miseria. Grazie perché dal nulla trai grandi santi, come la piccola Santa Chiara, di cui oggi ricorre la memoria. Per sua intercessione e di Maria Santissima, ti domandiamo la grazia di riconoscerci felicemente un nulla, e di vivere nell’attesa amorosa della Mamma che viene.


Maria Chiara




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