Domenica 25 agosto 2019 - XX settimana TO

Aggiornato il: 29 ago 2019


Beato Fratel Luigi Bordino

Beato Luigi della Consolata (Andrea Bordino) Fratello cottolenghino

Cresce in un ambiente di Messa quotidiana, di recita del Rosario, di pratica sacramentale e soprattutto di relazione con suore e sacerdoti di alta qualità spirituale. In questo sano ambiente familiare egli matura un’identità cristiana forte. Nel 1942, a vent'anni, fu arruolato nel IV Reggimento di Artiglieria Alpina e in piena estate parte per il fronte russo. Incaricato delle vettovaglie, Andrea, però, non sarà mai in prima linea né parteciperà agli scontri diretti. Dopo aver patito fame, sete e ogni sorta di privazione nei vari campi di concentramento anche in Siberia, riesce alla fine della guerra a tornare in patria, insieme al fratello. Dopo l'esperienza bellica, Andrea sente il fascino della vita religiosa e il desiderio di consacrarsi al servizio dei sofferenti. Il 23 luglio 1946 fa così il suo ingresso al Cottolengo. Al postulandato inizia una vita di preghiera e di pratica della carità, assicurando l'igiene dei malati, le medicazioni, l'assistenza ai pazienti gravi, la pulizia dei barboni e dei malati immobilizzati a letto. Si presta volentieri a lavare i piatti, pulire i pavimenti, lavorare nei campi. Dopo un anno entra in noviziato e indossa per la prima volta l'abito dei religiosi cottolenghini, sulla cui talare nera è appuntato un cuore di panno rosso all'altezza del petto, a sinistra. Alla vestizione Andrea prende il nome di fratel Luigi della Consolata. Nel gennaio del 1966 la professione perpetua. Chiamato il gigante buono per la sua corporatura robusta, si presta volentieri a ogni tipo di servizio. Di poche parole, con il sorriso e il volto sereno, riusciva a infondere sicurezza e fiducia. Diviene presto l'infermiere più richiesto dagli ammalati, dalle suore, dai medici, perché esperto, efficiente, sicuro, riservato. Colpito da leucemia, fratel Luigi si addormenta piamente nel Signore il 25 agosto 1977, a 55 anni. Solennemente è stato beatificato a Torino il 2 maggio 2015.

Lc 13, 22-30 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore.


Sforzatevi di entrare per la porta stretta

La vita è un tesoro stupendo. E' un grandissimo dono di Dio.

San Paolo ci mette in guardia dicendo: abbiamo questo tesoro in vasi di creta...

La porta stretta è immagine del regno di Dio. Essa è aperta per tutti, ma solo per un tempo determinato. Chi arriva in ritardo la troverà chiusa, come le cinque vergini stolte del Vangelo di Matteo 25.

Sono pochi quelli che si salvano chiese un tale a Gesù. Gesù rispose in due modi: in modo negativo "sforzatevi di entrare", in modo positivo "è stretta perchè conduce alla vita".

A Gesù non interessa tanto il numero dei salvati, quanto il modo di salvarsi. Gesù vuole che tutti si salvino.

Nel Vangelo Gesù si definisce Buon Pastore. Io sono la porta. Io sono la vita. Io sono il Buon Pastore che dò la vita per le pecore, sforzatevi di entrare nella porta che sono io.

La via degli empi è larga all'inizio, ma a mano a mano che ci si inoltra essa finisce in un vicolo chiuso, stretto, amaro.

La via dei giusti è stretta all'inizio, ma essa permette di entrare già fin d'ora nel regno predicato e insegnato da Gesù.

Il regno di Dio è dato in dono a coloro che lo amano e lo seguono.

E' necessario seguire Gesù, attraverso la porta stretta. La vita cristiana è aperta al mondo e alle necessità di ogni uomo...

Nessuno può incolpare Dio per non aver raggiunto la salvezza.

sr M. Consolata



A quel tale che Gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?», Gesù risponde invitando ad «entrare per la porta stretta», a prendere una decisione, a spostare la propria attenzione dal «quanti si salvano» al «come» ci si salva. Entrare per la porta stretta!

Io sono la porta, dice Gesù: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo (Gv 10,9), troverà, cioè, tutto ciò che gli è necessario per giungere alla salvezza. Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità (Dt 30,19-20). Scegli dunque la vita, entra per la porta stretta: Forse che io ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? (Ez 18,23).

Molti dei suoi discepoli, dopo averlo ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» (Gv 6,60).

Ma Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Infatti, noi tutti siamo figli d'un buon Padre, che più pensa egli a noi, di quanto noi stessi pensiamo a lui, ed egli sa molto bene, e meglio che non lo sappiamo noi stessi quello che ci è utile (s. Giuseppe Benedetto Cottolengo), perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre.

sr M. Luisa


“Signore, aprici!” Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Lc 13,25

La precedente traduzione della Bibbia della CEI diceva a questo versetto: “Non vi conosco, non so di dove siete”. Essere e sapersi conosciuti fino in fondo dal Signore, oltre che una grazia, è una gioia, un conforto. Il Signore conosce i suoi (2 Tm 2,19), il Buon Pastore conosce le sue pecore (cfr Gv 10,14) e il credente ne ha la consapevolezza: “Tu mi conosci fino in fondo” (Sl 139,14).

Scoprire che il Signore non ci conosce, e quindi non ci riconosce è ciò che di più terribile può capitare al termine della vita. Questo vuol dire che la nostra vita, di uomini e donne che pensano di essere cristiani, credenti si è allontanata da ciò che è vero e buono, da Lui che è la Vita vera. Vuol dire che nei fatti le nostre scelte non sono passate attraverso di Lui, “sforzatevi di entrare per la porta stretta”.

Non ci sono privilegi per chi segue il Signore, per colui che crede e vuole vivere della sua Parola se non la pace del cuore che lo accompagna insieme ad una sana inquietudine che lo spinge avanti nel cammino. Ma questo è vero anche per chi, non conoscendo il Signore e non vivendo una esperienza di fede, vive rettamente. Il Signore è Signore di tutti e di tutte le creature.

Egli ci vuole guidare a conoscerlo sempre più intimamente per sentirci pienamente figli, e a riconoscerlo ed accoglierlo nel fratello, “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato…” per sederci un giorno tutti insieme alla stessa mensa nel suo regno.

Donaci, Signore, di conoscerti profondamente

e di riconoscerti nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo

per camminare insieme verso la meta dove Tu ci attendi

per donarci il tuo abbraccio di Padre. Amen.

sr Chiara


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