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8 luglio 2023 - sabato della 13a settimana Tempo Ordinario

Mt 9, 14-17 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».


Parola del Signore.


Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?

Le parole che oggi Gesù ci dice in questi versetti del Vangelo secondo Matteo non possono certamente lasciarci indifferenti e soprattutto cercano di individuare attaccamenti errrati a forme religiose che oggi non sono più adatte a trasmettere la forza viva del messaggio del Signore.

Alcuni anni fa la Congregazione per gli istituti di Vita consacrata e le società di vita apostolica ci ha donato un documento, intitolato “Per vino nuovo otri nuovi”. Pur essendo rivolto in primis alle persone consacrate, le riflessioni che propone possono essere utili a tutti.

Dopo aver detto che questo detto di Gesù è riportato da tutti tre gli evangelisti sinottici (Matteo, Marco e Luca), il documento sottolinea la “novità dello stile con cui il Signore Gesù, rivelando al mondo il volto misericordioso del Padre si pone in una distanza critica riguardo al semplice mantenimento degli schemi religiosi abituali. Perdonare i peccati e accogliere ogni persona nel suo mistero di ssofferenza e, persino di erranza è una radicale novità. Questa novità destabilizza coloro che sono abituati alla semplice ripetizione di uno schema in cui tutto è già previsto ed inquadrato. Un simile atteggiamento non solo crea imbarazzo, ma sin da subito, diventa motivo di rifiuto. lo stile con cui Gesù annuncia il regno di Dio si fonda sulla legge della libertà(Cf Gc 2,12) che permette un modo nuovo di entrare in relazione con le persone e con le situazioni concrete”.

Il vino nuovo, la stoffa nuova di cui Gesù ci parla oggi ci destabilizzano. In fondo ciò che è vecchio è conosciuto e ci da una falsa sicurezza. La novità del vangelo di Gesù ci obbliga invece ad abbandonare ogni schema rassicurante per seguire solo il soffio del Suo Spirito senza sapere dove esso ci conduca.

Occorre smettere di bere il vino vecchio, perché «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice “il vecchio è gradevole”»(Lc 5,39).

Allo stesso modo , dice ancora il documento citato: “la similitudine usata dal Signore Gesù è tanto semplice quanto esigente. L’otre cui si riferisce la piccola parabola è un recipiente di pelli morbide le quali sono ancora capaci di dilatarsi per favorire il respiro del vino novello in continua ebollizione. Se fosse, invece secco e rigido a causa dell’usura del tempo, l’otre non avrebbe più l’elasticità necessaria a sopportare la vivace pressione del vino nuovo. Così non potrebbe che spaccarsi facendo perdere il vino e l’otre.”

Signore Gesù che ci hai promesso di bere con noi il vino nuovo nel regno del Padre tuo, cambia come a Cana la nostra vecchia acqua insipida nel tuo vino buono, mantieni elastici i nostri otri perché possiamo accogliere sempre la tua novità di vita.

Sr Maria Bruna

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