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6 gennaio 2026 - Epifania del Signore

Solennità dell'Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Gallilea, alla festa di nozze, mutando l'acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.


L'aveva annunziato Isaia: Il popolo dei Gentili, che sedeva nelle tenebre, vide una grande luce e su quanti abitavano nella terra tenebrosa una luce rifulse (cfr. Is 9, 1).

Dai "Discorsi" di san Leone Magno, papa


Mt 2, 1-12

Dal Vangelo secondo Matteo


Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"".

 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


Parola del Signore.


aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

"Siamo venuti per adorarlo". Così i Magi venuti dall'oriente a Gerusalemme cercavano Colui che una stella aveva loro annunciato come re. Si sono lasciati affascinare dalla bellezza di una stella e si sono messi in cammino. Mi sento molto toccata dalla perseveranza di questi cercatori di Dio, che si attaccano a ciò che riconoscono bello e con perseveranza lo seguono, lasciandosi destabilizzare nelle loro sicurezze. Trovano un aiuto nelle profezie che vengono loro svelate da un popolo e da sapienti che non conoscevano: è una bella immagine anche per ogni cammino spirituale in cui può essere  di aiuto anche quello che insegnano gli altri,  i santi, la chiesa,  qualunque persona di buona volontà. Così i Magi raggiungono il loro obiettivo: trovano il Bambino. Si prostrano davanti a Lui: si buttano in terra, si rimpiccioliscono. Non sono venuti  per capire, ma per adorare, per amare, per entrare in una conoscenza intima. Adorare significa "baciare":  "Ad  os", arrivare a toccare con la bocca. Ma per questo è chiesto di rimpicciolire, di piegarsi alla realtà per entrare in una comunione nuova. A Colui che riconoscono vero Re offrono i loro doni: oro, incenso e mirra. La liturgia riconosce in questi doni la professione di fede dei Magi che donano oro al vero Re, incenso al vero Dio e mirra a Colui che doveva morire.

  L'adorazione è la vocazione di ogni uomo e di ogni donna, è l'espressione del dono di noi stessi a Qualcuno che riconosciamo più grande di noi, perciò è un atteggiamento che ci eleva, se è rivolta a Colui che è veramente Dio. San Basilio ha riassunto così l'esperienza interiore dei Magi: "Agli occhi del loro cuore davanti al Bambino di Betlemme è rifulsa la potenza divina che splendeva in quel corpo umano, come raggio attraverso un cristallo".

  E' un'esperienza che possiamo fare anche noi nella preghiera davanti all'Eucarestia dove Cristo è presente in tutto il suo mistero divino-umano.

  "Aiutaci Signore a volgerci a te, Dio vivente, senza riserve, poichè tu sei la misura di ciò che è giusto e sei l'amore eterno, quell'amore che nella debolezza di un bambino e poi sulla croce soccombe e tuttavia costituisce la cosa nuova che poi si oppone all'ingiustizia e instaura il Regno di Dio". (Papa Benedetto XVI)

 

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