28 marzo 2021 - Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Aggiornato il: apr 11

Mc 15, 1-39 (Forma breve) Dal Vangelo secondo Marco

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».


Parola del Signore.


... Davvero quest'uomo era Figlio di Dio ...

Ricordo che, quando ero ragazza, una mia carissima amica mi raccontava della fede di sua madre. Era, questa, una donna molto semplice, segnata dalle durezze della vita, che non aveva avuto la possibilità di studiare, ma con una fede intensa, molto profonda. Sovente, questa amica sentiva risuonare sulle labbra della mamma: “Santa Croce di Dio, non ci abbandonare!”. In mezzo alle piccole e grandi difficoltà di ogni giorno, questa donna aveva imparato a non ribellarsi al dolore, ad aggrapparsi alla Croce, a prendere forza dalla Croce, fino ad amarla. Quasi spronata da questo esempio, la mia amica ha intensificato il suo cammino di fede e, a distanza di tanti anni, pensando alla domenica delle Palme, subito mi si è affacciato questo ricordo.

Il nostro Santo Cottolengo amava ripetere che “tutto si impara ai piedi della Croce”. Non è qualcosa che risuona alle nostre orecchie quasi come un’esaltazione del dolore, quanto piuttosto l’invito a trovare nella Croce, stando ai piedi di essa, il Signore Crocifisso. Nella festa dell’Esaltazione della Croce del 2017, Papa Francesco, nell’omelia a Casa Santa Marta, ci ha messi in guardia da due tentazioni, ricorrenti nella nostra vita: l’illusione di un Cristo senza croce o di una croce senza Cristo. Egli disse così: “Queste sono le due tentazioni: un Cristo senza croce, cioè un maestro spirituale che ti porta avanti tranquillo, non ci sono le sofferenze o almeno tu scappi dalle sofferenze e vai» Ma «un Cristo senza croce non è il Signore: è un maestro, niente di più. … L’altra tentazione è la croce senza Cristo, l’angoscia di rimanere giù, abbassati, col peso del peccato, senza speranza. È una specie di “masochismo” spirituale. Solo la croce, ma senza speranza, senza Cristo. … Ma la croce è un mistero d’amore, la croce è fedele, la croce è nobile”.

Quel giorno il Papa aveva concluso l’omelia invitando i fedeli a sostare qualche minuto in silenzio e a chiedersi: “Il Cristo crocifisso, per me, è mistero d’amore? … Mi lascio portare da questo mistero dell’abbassamento, svuotamento totale e innalzamento del Signore? … Che il Signore ci dia la grazia non dico di capire, ma di entrare, - poi col cuore, con la mente, con il corpo, con tutto, capiremo qualcosa - in questo mistero d’amore”.

In fondo è ciò che accade al centurione nel momento in cui vede Gesù morire. “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39) E’ la Persona di Gesù Crocifisso a far sgorgare la fede in quell’uomo, perché per lui è stato determinante vedere il modo in cui Gesù è morto. Gesù muore abbandonato totalmente al Padre, senza rancore anzi perdonando, straziato nel corpo ma pieno dello Spirito di Dio: morendo per noi, ha riempito di senso la nostra morte. Anche a noi sia donato di riconoscere nella Croce il mistero d’amore, la nostra unica speranza che mai ci abbandona, come è successo alla mamma di cui parlavo all’inizio. Su di essa, infatti, è appeso il nostro unico Salvatore. Buona Settimana Santa!

Sr. Anna Maria

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