25 aprile 2021 - IV domenica di Pasqua

Festa di san Marco, Evangelista, che a Gerusalemme dapprima accompagnò san Paolo nel suo apostolato, poi seguì i passi di san Pietro, che lo chiamò figlio; si tramanda che a Roma abbia raccolto nel Vangelo da lui scritto le catechesi dell’Apostolo e che abbia fondato la Chiesa di Alessandria.


La Chiesa accolse la fede nell’unico Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnatosi per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e cioè la venuta di Cristo ...

Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo




Gv 10, 11-18 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Parola del Signore.

... conosco le mie pecore ...

Agli antichi cristiani l'immagine del Buon Pastore era familiare quanto a noi lo è quella del Crocifisso. Un'antica preghiera dice: "Ho riconosciuto il Figlio come pastore e sono giunto al pascolo del Padre". Per Cirillo, vescovo di Alessandria d'Egitto nel V secolo, "il verde pascolo è il Paradiso da cui siamo caduti e dove Cristo ci guida e ci stabilisce in virtù dell'acqua del riposo, cioè del battesimo". Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio fa bene guardare alla meta verso cui ci guida nel tempo il nostro Pastore: alla vita eterna dove, come dice la seconda lettura, "saremo simili a Lui e lo vedremo come egli è". Gesù non è un mercenario, non ha bisogno dei nostri beni, ma del nostro cuore, dell'intimità della nostra vita per farsi conoscere e per trasmetterci qualcosa che ci renda simili a lui in vista della vita eterna: il suo amore, la sua capacità di dedizione, la sua ricerca delle pecore smarrite. Gesù si è fatto Pastore nello stesso senso in cui si è fatto servo: a fondo perduto, per il nostro bene. Ringraziamo Dio per tutti i pastori della chiesa che abbiamo conosciuto e che conosciamo e che ci offrono la stessa immagine di servizio e preghiamo per loro.

Nel Vangelo di oggi l'immagine del pastore si fonde con quella dell'Agnello; nessun pastore darebbe la sua vita per le sue pecore, mentre Gesù dichiara: "io stesso offro la mia vita per le pecore e la riprendo, nessuno me la può togliere". In effetti a Gesù la vita fu strappata dalla violenza dei suoi nemici, ma, per il suo consenso libero e amoroso, la vita “presa” divenne una vita donata. Il nostro Pastore ci guida per la strada diritta che Lui stesso ha percorso: quella dell'accoglienza della volontà del Padre, volontà sempre buona, sempre fonte di vita, di salvezza anche per noi. Egli cammina con noi per infonderci la fiducia necessaria quando ci manca, per donarci con il suo Spirito la libertà interiore che ci fa cogliere un senso anche in ciò che immediatamente non comprendiamo. E' vero che non sempre siamo padroni delle vicende che ci coinvolgono, ma restiamo sempre padroni del senso che ad esse diamo. Il nostro Pastore ci invita all'intimità con Lui, è capace di donarci consolazione e libertà dove nessuno lo può fare, può darci la forza di amare e rendere amabile ciò che non lo è, di rendere prezioso ciò che è banale, di rendere fonte di gratitudine ciò a cui siamo indifferenti. Il nostro Pastore con il suo Spirito di donazione, ci libera dal desiderio di trovare dei “colpevoli” intorno a noi per assumere in pienezza la gioia e la responsabilità della nostra vita.

Gesù si è fatto Agnello per mettere alla nostra portata quest'esperienza di risurrezione e guidarci alla vita eterna camminando nella luce, anche tra le tenebre del mondo.

Sr. M. Daniela

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