2 maggio 2021 - V domenica di Pasqua

Memoria di sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, di insigne santità e dottrina, che ad Alessandria d’Egitto dai tempi di Costantino fino a quelli dell’imperatore Valente combattè strenuamente per la retta fede e, subite molte congiure da parte degli ariani, fu più volte mandato in esilio; tornato infine alla Chiesa a lui affidata, dopo aver lottato e sofferto molto con eroica pazienza, nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio riposò nella pace di Cristo.


Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell’universo infatti fu mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà della sua presenza.

Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte.

Dai «Discorsi» di sant’Atanasio, vescovo



Gv 15, 1-8 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore.

DOVE VIVI?


"Senza di me non potete fare nulla". La forza delle parole del Vangelo di questa domenica ci colpisce e ci ricorda che il nostro modo di vedere le cose a volte, per non dire spesso, è diverso. Sembra che ci bastino le nostre capacità per far fronte alle esperienze della nostra vita e se questa pandemia ci ha costretti a prendere coscienza della nostra impotenza, noi speriamo sempre che il progresso della scienza riporterà le cose sotto il nostro controllo. La cultura di oggi cerca di portarci ad escludere Dio dalla nostra vita, così il nostro io ne prende il posto e ci illude di poter dominare tutto senza alcun limite. Vengono a proposito le rime di Trilussa: "La lumachella della vanagloria strisciò sull'obelisco, guardò la sua bava e disse: ora capisco che lascerò un segno nella storia!" Così, sorridendo di noi stessi, diventiamo più aperti alla richiesta del Signore Gesù: "Rimanete in me".

L'immagine della vite e dei tralci ci dà l'idea di una stretta connessione, che non ammette distanza tra noi e Lui: il tralcio solo se è attaccato alla vite ne trae la linfa.

Ha scritto Romano Guardini: "Nessun essere umano può superare il muro che lo separa da un altro essere umano, anche nelle esperienze di comunione più forti e intense: è la dignità e il prestigio dell'uomo. Ma di fronte a Cristo la cosa è diversa. Egli tocca così efficacemente il fondo del cuore umano che lo libera per farlo partecipe di Dio”. Egli è il Figlio del Dio Vivente, che ci invita ad essere per Lui un'umanità aggiunta. Rimanere in Cristo significa vivere nella grazia della comunione di figli con il Padre, in Cristo Gesù, il Figlio, e assaporare una sicurezza e una libertà che non potremmo mai costruire con le nostre forze, poggiare la nostra umanità sulla divina umanità del Signore Gesù, condividere i suoi pensieri, il suo modo di scegliere, di agire, in una parola convertirci continuamente a Lui e lasciargli spazio nella nostra vita. Egli vuole agire e vivere in noi e farsi conoscere non solo per la storia delle sue azioni passate, ma nell’efficacia di quanto compie al presente. Non è facile liberarci dalle nostre illusioni e presunzioni, fare scelte contro corrente, preferire il sapore della presenza di Dio alle realtà che ci frastornano, che nutrono il nostro orgoglio, ma è bello.

Egli il Signore, che sa quello che c'è nel cuore dell'uomo, può chiederci: rimani in Me e non sarai privato di nulla, ma riceverai tutto in abbondanza. Riceverai un senso per la tua vita, la certezza che essa porterà un frutto di amore che durerà per sempre, la pace del cuore, la speranza nelle prove, la pienezza della tua umanità.


Sr Maria Daniela del Monastero Cottolenghino "Adoratrici del Prez.mo Sangue di Gesù"


pubblicato sulla Gazzetta d'Asti


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