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12 agosto 2023 - sabato della XVIII settimana del T.O.

Mt 17, 14-19 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».

E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».


Parola del Signore.


... pari a un granello di senape ...

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«Se avrete fede pari a un granello di senape… nulla vi sarà impossibile».



Con la fede tutto è possibile! Lo abbiamo sperimentato nella nostra vita?

Avere poca fede è cosa normale, averne tanta vuol dire mettersi in gioco come credenti, è come dire al Signore: ‘Mi fido di te! Credo che Tu agirai in questa situazione’, meglio: ‘So che tu agirai perché sei mio Padre’. Gesù ci invita a vivere come figli che sanno che Dio è presente, ci è accanto, ha cura di noi perché ci ama. «Il Padre vostro celeste sa di cosa avete bisogno…Non preoccupatevi del domani» (cfr. Mt 6, 32.34) ci ricorda ancora Matteo in un altro capitolo del suo Vangelo, con tutti i rischi e la gioia delle sorprese che questo comporta.

Il nostro caro padre Cottolengo raccomandava: “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede” (Giuseppe Cottolengo, Detti e pensieri 40, Edilibri, p.46). Parlando così alle sue suore, voleva coinvolgerle in quella che era l’esperienza di fede, capace di muovere le montagne, che aveva maturato; egli, infatti, si fidava di Dio fino a provocare i miracoli della Provvidenza. Ricordiamo un fatto degli inizi dell’opera: il Cottolengo, dopo essere stato chiamato al capezzale di una povera donna – madre di tre figli, in attesa di un quarto, rifiutata dagli ospedali cittadini – che gli muore sotto gli occhi, decide di aprire una piccola infermeria per evitare che succedano altri fatti così tragici in una città come Torino. Da qui, però, dovrà traslocare dopo pochi anni a motivo delle lamentele dei vicini, i quali reclamano presso le autorità competenti – in quell’anno 1831 a Torino serpeggiava il colera – ritenendo quell’infermeria pericolosa e diffusiva del contagio. Fu in questa circostanza che il nostro Santo pieno di fiducia in Dio, non privo di fine umorismo, disse “che i cavoli trapiantati riescono meglio” e che lui, essendo di Bra, ne aveva esperienza. E lo disse non sapendo, né immaginando minimamente dove avrebbe potuto andare. E così, attraverso circostanze avverse, giunse nel luogo dove ancor oggi si trova quella che da tutti è conosciuta come la Piccola Casa della Divina Provvidenza posta sotto gli auspici di San Vincenzo de’ Paoli e che nel tempo si è ampliata ed è divenuta una piccola cittadella nella città di Torino. Non è, forse, questa straordinaria provvidenza?

Diceva Madre Elvira, vedendo risorgere tanti giovani finiti nel tunnel della droga: “I miracoli il Signore li fa, ha bisogno solo di una briciola di fede”. Basta un granello!


Sr. Chiara


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