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9 maggio 2023 - martedì della 5a settimana di Pasqua

Gv 14,27-31 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».


Parola del Signore.


Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non  credettero.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

[«]Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me[»] (Gv 14,28).

Il Vangelo secondo Giovanni, nei capitoli 14, 15, 16 e 17, presenta lunghi discorsi tenuti da Gesù ai suoi apostoli duranti gli ultimi momenti della sua vita terrena, in attesa di essere catturato, processato, torturato e ucciso. Potremmo immaginare senza difficoltà quali siano stati i sentimenti dei discepoli nell’ascoltarlo. Il loro Maestro sta per morire, li sta lasciando, consapevolmente. Questi poveretti si ritrovano a dover affrontare, con loro grande confusione, un lacerante abbandono da parte del loro punto di riferimento, prematuramente, per giunta. Come se non bastasse, si sentono biasimare di non amarlo, perché sono tristi. Come ci si può rallegrare, però, di essere lasciati, anche solo temporaneamente, da Gesù?

Nella vita capita anche questo. Capitano i periodi di confusione e solitudine, nei quali ci si sente come un bambino che si è smarrito e non riesce a intravedere, nei volti dei passanti, lo sguardo del suo papà o della sua mamma. Atterrito, non può essere consolato finché non riappare il genitore. Ci sono momenti in cui ci sentiamo abbandonati da Dio, e tutto sembra improvvisamente evanescente, vuoto. Ciò può succedere anche quando una persona amata ci lascia fisicamente afferrata dallo spettro della morte. Sì, noi cristiani sappiamo, per fede, che non tutto finisce qui, che rincontreremo i nostri cari un giorno. Ma, come i discepoli, siamo umani: accettare la separazione non ci è connaturale.

Signore Gesù, Tu, di fronte al nostro smarrimento, non ti lasci trattenere, ma ci riporti a una prospettiva che da soli non riusciamo ad abbracciare. Ci riveli che il momentaneo abbandono, pur carico di sofferenza, non è uno strappo insanabile. Anzi, ci inviti a rallegrarci perché chi ci lascia, Tu in primis, lo fa per raggiungere il Padre, che è il più grande, e vuole che tutti, prima o dopo, arrivino a Lui. Vai per aprirci le porte presso Colui che ci vuole tutti suoi figli, che è la nostra unica ragione di vita e che, una volta raggiunto, non ci lascerà mai. Ogni persona cara, ogni santo a cui ci affezioniamo, Tu stesso, Gesù, non siete che i mediatori per portarci al Padre. Anche noi lo siamo per gli altri. Aiutaci, Signore, a ricordarci che ogni lacerazione sofferta su questa terra non è che lo scalino in più che ci avvicina al Padre. Aiutaci, insieme allo Spirito Santo che ci hai donato, a rivolgere sempre più lo sguardo a Lui. Grazie, Gesù!

Suor Maria Chiara Amata

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