8 marzo 2021 - lunedì della III settimana di Quaresima

Aggiornato il: apr 11


Lc 4, 24-30 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.


Parola del Signore.



... fu mandato Elia ...

“Nessun profeta è bene accetto nella sua patria” Lc 4,24


Gesù chiede la nostra accoglienza, sente la nostra accoglienza quando c’è. In questo brano del Vangelo di Luca – siamo nella sinagoga di Nazaret – Egli rimprovera i suoi ascoltatori per la loro cecità. Non vedono, non credono e non lo accolgono. Essi “conoscevano tutto di Gesù in quanto uomo: era noto il suo volto, era nota la sua patria, la sua origine, si sapeva dove era nato. Ma [non] in rapporto alla sua divinità” (S. Agostino). Facilmente anche a noi poteva capitare la stessa cosa: avremmo riconosciuto in Gesù, il Figlio di Dio? Il credente ha “un cuore che vede” (DC 31b). I pregiudizi, al contrario, rendono ciechi, impediscono di vedere. Capita che credendo di sapere già chi è l’altro, non riusciamo più a vedere oltre, ci precludiamo la conoscenza profonda della persona che abbiamo di fronte.

Il Vangelo ci presenta le reazioni dei contemporanei di Gesù nei suoi confronti, in coloro che allora non lo hanno riconosciuto come Figlio di Dio, ma a noi, donne e uomini del terzo millennio, non è chiesto di meno; infatti Gesù invita, oggi, anche noi a riconoscerlo nei fratelli: “Qualunque cosa avete fatto al più piccolo, l’avete fatta a me…” (cfr. Mt 25,40) . “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio” (Mt 10,32).

Riconoscere Gesù nel nostro fratello, nella nostra sorella, in colui che ci passa accanto, in colui con il quale vivo e lavoro, nel povero che, all’angolo della strada, tende la mano è una vera esperienza spirituale, possibile a chi tiene il cuore aperto. “Se mi cercherete con tutto il cuore, mi lascerò trovare da voi” (cfr. Ger 29,13). Lo Spirito del Signore può aiutarci ad aprire gli occhi del cuore per saper accogliere colui che la Provvidenza mi dona di incontrare e farmi suo prossimo riconoscendo in lui la presenza del Signore Gesù che bussa alla porta del nostro cuore e chiede ospitalità.


Sr. Chiara


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