6 novembre 2019 - mercoledì XXXI settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Lc 14, 25-33 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del Signore.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Gesù oggi ci spiega che per essere suoi discepoli è necessario fare una scelta.

Bisogna prima sedersi a calcolare la spesa e vedere se abbiamo i mezzi per portare a termine questa costruzione, oppure se abbiamo uomini (forze) sufficienti per combattere la battaglia spirituale che desideriamo iniziare.

Dobbiamo preferire Gesù a tutti i nostri cari: a padre, madre, moglie, figli, fratelli, sorelle e persino alla nostra vita; dobbiamo portare la nostra croce e rinunciare a tutti i nostri averi.

Non è una scelta come tante seguire Gesù: Egli ci cambia la vita.

Se iniziamo a vivere seriamente il Vangelo ci accorgeremo che non possiamo più scegliere Dio e il denaro o il nostro comodo. Lo vediamo nella vita di tante persone che noi chiamiamo santi e martiri. Essi hanno dato a Dio perfino la propria vita, ma sono diventati amici di Dio.

E noi che cosa aspettiamo?

Sr M. Chiara


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