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5 luglio 2022 - martedì della XIV settimana del Tempo Ordinario

Mt 9, 32-38 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Parola del Signore. Lode a Te o Cristo.


Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.

Nella Bibbia spesso Dio è presentato come Pastore. Per esempio, Giacobbe sul letto di morte così si riferisce al Signore: il Dio che è stato il mio pastore / da quando esisto fino ad oggi (Gen 48,15), oppure, nel Salterio spicca il Salmo 22 (Il Signore è il mio pastore, / non manco di nulla…). Nel Vangelo di oggi Gesù vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore (Mt 9,36). Se, come da premessa, Dio è il Pastore, le folle per le quali Gesù prova compassione sono senza Dio.

Anche noi possiamo vederci nella condizione di pecore senza pastore, ovvero di persone senza Dio, pur non professandoci atee, perfino andando a Messa. Da un lato, possiamo sentirci così in momenti estremamente drammatici, in cui la vita è eclissata da dure prove. In situazioni estreme, nemmeno il cristiano più fervente è esente dal sorprendersi in una valle oscura e gridare: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? / Tu sei lontano dalla mia salvezza (Sal 21). D’altronde, anche Gesù, che è Dio, ha lanciato questo grido dalla croce (cfr. Mt 27,46). In queste condizioni, essere come una pecora senza pastore non è un’opzione, ma è una croce che ti piomba addosso senza preavviso. Al contrario, esistono delle situazioni in cui si sceglie di fare a meno del Pastore, riducendosi allo sfinimento e alla stanchezza, a una vita senza senso. Questo capita quando ci fabbrichiamo da noi i pastori, ossia gli idoli di cui si parla nella prima lettura (Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli ma per loro rovinaOs 8) e nel salmo responsoriale (Gli idoli delle genti sono argento e oro, / opera delle mani dell'uomoSal 113). I nostri piccoli pastori hanno tanti nomi: soldi, successo, approvazione altrui, internet, serie TV, lavoro, carriera, romanzi, cibo, famiglia perfetta, studio, svago… Di per sé, niente è malvagio. Tuttavia, ogni cosa, anche la più santa, può diventare un idolo se prende il primo posto, persino un digiuno. La radice di tutte le idolatrie è una sola: seguire il proprio io e non Dio.

In ogni caso, sia che ci ritroviamo a sentirci come pecore senza pastore per disgrazia, sia che, più o meno consapevolmente, abbandoniamo noi il Pastore e ci fabbrichiamo idoli a nostra immagine e somiglianza, Gesù prova compassione. Il Signore ha per ciascuno pena e tenerezza viscerali e si propone come vera guida: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore (Gv 10,11). Il Buon Pastore discende nell’inferno più nero per portarci alla Vita, se lo lasciamo entrare: non temiamo di chiamarlo perché ci salvi dalla disperazione o dall’idolatria, non temiamo di manifestargli le nostre ferite e i nostri peccati, perché Lui aspetta solamente questo.

Maria Chiara


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