5 febbraio 2022 - sabato della IV settimana del T.O.

Memoria di sant'Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell'imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore.


La commemorazione annuale di sant'Agata ci ha qui radunati perché rendessimo onore a una martire, che si è antica, ma anche di oggi. Sembra infatti che anche oggi vinca il suo combattimento perché tutti i giorni viene come coronata e decorata di manifestazioni della grazia divina.

Dal «Discorso su sant'Agata» di san Metodio Siculo, vescovo



Mc 6, 30-34 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

...ebbe compassione di loro...

Ci potremmo chiedere: che cos'è il riposo secondo Gesù?

Il Vangelo di oggi dà un nome preciso al riposo a cui Gesù invita i discepoli e questo nome è "pace". Più precisamente ciò che dà pace, è la capacità di fare unità dentro di noi.

Ciò che commuove Gesù davanti alla folla è il fatto di vederla dispersa e ciò che preme a Gesù davanti agli Apostoli, reduci dalla loro prima missione, è quello di far ritrovare loro l'umiltà. Forse anche noi come gli Apostoli siamo tentati di raccontare al Signore tutto quello che siamo capaci di fare e di insegnare. Il Signore, ci chiede di fare un altro pezzo di strada, per insegnarci a porre lo sguardo sugli altri fino a farci toccare profondamente dalla loro presenza e dai loro bisogni. Solo se costruiremo dentro di noi la pace, quale superamento di ogni attaccamento a noi stessi, potremmo trovare riposo.

Spesso anche noi siamo folla: dispersi e stanchi, incapaci di riconciliarci, prima di tutto con noi stessi.

Gesù ci invita a fare umiltà dentro e fuori di noi e ci addita il limite e il dolore come risorsa per imparare l'accoglienza. Questo è l'unico riposo che veramente ci ridona le energie necessarie per continuare a vivere e sperare.

Buona giornata

sr M. Barbara

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