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30 settembre 2022 - venerdì XXVI settimana TO

Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa: nato in Dalmazia, nell'odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote.Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un'età avanzata, riposò in pace.


Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo é potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che nin conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote



Lc 10, 13-16 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:

«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato». Parola del Signore.

E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato

In questi versetti del capitolo 10 del Vangelo di Luca troviamo la conclusione del messaggio di invio dei settantadue discepoli. Le città che furono un simbolo di corruzione – Tiro, Sidone – avranno un giudizio meno severo del popolo eletto, che non sa accogliere Gesù e non riconosce nella sua venuta il tempo della salvezza. Il rimprovero di Gesù ai suoi contemporanei è un invito alla vigilanza anche per noi che ci diciamo credenti e desideriamo camminare nella fede. Niente è scontato, niente può andare avanti per inerzia. In ciascuno deve crescere la consapevolezza del dono ricevuto, l’impegno ad alimentare questo dono, a non seppellirlo, perché il seme porti frutto. È come se Gesù dicesse a noi oggi: “Non indurite i vostri cuori”, perché il rischio della sclerocardia, cioè dell’indurimento del cuore, è sempre in agguato e i cuori induriti diventano ciechi.

Ogni giorno bisogna ripartire con coraggio, con sempre rinnovata umiltà confidando in Lui. Siamo chiamati ad una conversione continua, riconoscendo la presenza del Signore in coloro che sono alla guida della comunità come in ogni fratello e sorella.


Signore, donami un cuore semplice pronto al servizio,

aiutami a riconoscerti e ad accoglierti,

aiutami a ripartire ogni giorno.

Sr. Chiara

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