30 aprile 2021 - venerdì della IV settimana di Pasqua

Aggiornato il: mag 1

A Chieri presso Torino, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote, che, confidando nel solo aiuto della divina Provvidenza, aprì una casa in cui si adoperò nell’accoglienza di poveri, infermi ed emarginati di ogni genere.


Nella sola Divina Provvidenza confidar deve l’uomo, sicuro che questa nel governo universale del mondo non manca, né mancherà mai; in questa si deve sperare, su di questa come su di sodo e immobile fondamento si deve poggiare, a questa pienamente affidarsi, e su di essa gettare ogni pensiero, desiderio e speranza, giusta l’importante avviso che ce ne dà il profeta: Getta nel Signore il tuo affanno (Sal 54,23).

Dai discorsi di san Giuseppe Benedetto Cottolengo



Mt 25, 1-13 Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

Parola del Signore.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere...

Dove poniamo la nostra speranza? Dove e in chi poniamo la nostra fiducia? Ci risponde san Giuseppe Benedetto Cottolengo, di cui oggi celebriamo la festa, un grande santo della carità, ma anche della fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza: Siate tranquilli, e non abbiate paura; noi tutti siamo figli d'un buon Padre, che più pensa egli a noi, di quanto noi stessi pensiamo a lui (DP 57).

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? (Mt 6,25-26). Non sia dunque turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1).

Procuriamo solo di essere di buon conto con Dio, diceva il santo Cottolengo, e poi non temiamo di nulla, perché siamo figli di un buon Padre e di una buona Madre, i quali desiderano la nostra salute assai più di quanto la possiamo desiderare noi medesimi (DP 182). E soggiungeva: Abbiate fede; guardate bene il tabernacolo; Gesù è qui: vi sente, vi vede, abbiate fede, abbiate fede (DP 319).

Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate fiducia e coraggio (cfr. Gv 16,33), perché io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Gettiamoci allora con piena fiducia nelle braccia di questo buon Padre, riversando in lui ogni nostra preoccupazione, perché egli ha cura di noi (cfr. 1Pt 5,7) e conosce ogni nostra necessità.

sr Marialuisa

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