3 giugno 2021 - giovedì della IX settimana del T.O.

Memoria dei santi Carlo Lwanga e dodici compagni martiri, che, di età compresa tra i

quattordici e i trent’anni, appartenenti alla regia corte dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o fervidi seguaci della fede cattolica, essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re, sul colle di Namugongo in Uganda

furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco.


Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei Santi Martiri e Confessori Africani, quali Cipriano, Felicita e Perpetua e il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni?

Dall’«Omelia per la canonizzazione dei martiri dell’Uganda » di Paolo VI, papa



Mc 12, 28-34 Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.


... non sei lontano dal regno di Dio ...

…Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. (Mc 12, 32-34)


In questo brano, tratto dal Vangelo di Marco, è interessante notare che Gesù, interrogato, risponde, ma ascoltando il commento dello scriba alla sua risposta, dà un giudizio: «Non sei lontano dal regno di Dio». Egli rimane il Maestro. Infatti, nel Vangelo di Matteo, pochi versetti dopo il racconto di questo stesso dialogo, Gesù, volendo mettere in guardia i presenti dall’ipocrisia degli scribi e dei farisei, ricorderà loro proprio questo: «Uno solo è il vostro Maestro… uno solo è la vostra Guida: il Cristo» (Mt 23, 8.10). Gli scribi e i farisei lo interrogano per metterlo alla prova, non come discepoli disposti ad imparare, essi, infatti, sono convinti di sapere già. Credere di sapere già è una malattia diffusa, anche oggi.

«E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo». Porsi e porre domande resta una cosa irrinunciabile. Scrive un autore contemporaneo: “Nella vita, le domande sono più importanti delle risposte, perché ci consentono di fare dei passi avanti”. Le domande che ci portiamo dentro ci aiutano a crescere, fanno di noi persone in ricerca, che vanno oltre se stesse. Di fronte agli eventi, alle sfide del presente nasceranno sempre nuovi interrogativi. A volte, ma non sempre – lo evidenzia la dolorosa esperienza della pandemia che tutta l’umanità sta ancora vivendo – troveremo risposte nella scienza; altre, interrogando altre discipline. Non deve mai mancarci il coraggio di interrogare Gesù, quell’audacia che nasce da una ricerca vera, sofferta sul senso della nostra vita, nella consapevolezza che Lui può aiutarci veramente. Alcune risposte, infatti, potremo riceverle solo da Lui, nella preghiera, chiedendo la luce del suo Spirito, stando in ascolto della Parola, degli eventi, delle persone con le quali condividiamo l’esistenza. E dove non troveremo risposta ci potrà venire in aiuto l’esperienza che abbiamo fatto della sua provvidenza, di come Dio ha avuto e, sempre, ha cura di noi.

Abbiamo da poco celebrato la solennità di Pentecoste, il Signore ci doni e ci faccia crescere nella sua sapienza per andare incontro agli altri con quello stesso amore con cui siamo amati, con quella carità che rende nuova ogni cosa. La carità, che «vale più di tutti i sacrifici», rimane la cosa più importante, qualifica la nostra vita di discepoli dell’unico vero Maestro, Gesù.

Sr. Chiara

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