29 ottobre 2020 - giovedì della XXX settimana del T.O.

Aggiornato il: ott 29

Beata Chiara Luce Badano Giovane laica focolarina. Visse a Sassello con il padre Ruggero, camionista, e la madre Maria Teresa, casalinga. Volitiva, tenace, altruista, di lineamenti fini, snella, grandi occhi limpidi, sorriso aperto, ama la neve e il mare, pratica molti sport. Ha un debole per le persone anziane che copre di attenzioni. A nove anni conosce i ‘Focolarini’ di Chiara Lubich ed entra a fare parte dei ‘Gen’. Dai suoi quaderni traspare la gioia e lo stupore nello scoprire la vita. Terminate le medie a Sassello si trasferisce a Savona dove frequenta il liceo classico. A sedici anni, durante una partita a tennis, avverte i primi lancinanti dolori ad una spalla: callo osseo la prima diagnosi, osteosarcoma dopo analisi più approfondite. Inutili interventi alla spina dorsale, chemioterapia, spasmi, paralisi alle gambe. Rifiuta la morfina che le toglierebbe lucidità. Si informa di tutto, non perde mai il suo abituale sorriso. Alcuni medici, non praticanti, si riavvicinano a Dio. La sua cameretta, in ospedale prima e a casa poi, diventa una piccola chiesa, luogo di incontro e di apostolato: "L’importante è fare la volontà di Dio...è stare al suo gioco...Un altro mondo mi attende...Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela...Mi piaceva tanto andare in bicicletta e Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali..." Chiara Lubich, che la seguirà da vicino, durante tutta la malattia, in un’affettuosa lettera le pone il soprannome di ‘Luce’. Negli ultimi giorni, Chiara non riesce quasi più a parlare, ma vuole prepararsi all’incontro con ‘lo Sposo’ e si sceglie l’abito bianco, molto semplice, con una fascia rosa. Spiega anche alla mamma come dovrà essere pettinata e con quali fiori dovrà essere addobbata la chiesa; suggerisce i canti e le letture della Messa. Vuole che il rito sia una festa. Le ultime sue parole: "Mamma sii felice, perché io lo sono. Ciao!". Muore all’alba del 7 ottobre 1990. Dichiarata “Venerabile” il 3 luglio 2008, è stata beatificata il 25 settembre 2010. La sua memoria liturgica è stata fissata al 29 ottobre, ricorrenza genetliaca, mentre il Martirologio Romano considera dies natalis il 7 ottobre, giorno della nascita al Cielo.



Lc 13, 31-35 Dal Vangelo secondo Luca

In quel giorno si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».

Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!

Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

Parola del Signore.

quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina

“In quella medesima ora, si presentarono a Gesù alcuni farisei per dirgli: «Vattene di qui e prosegui il tuo cammino perché Erose ti vuol uccidere! ».

Egli disse loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco io scaccio i demoni e opero guarigioni oggi e domani e il terzo giorno sarò giunto al termine. Però devo proseguire il mio cammino oggi e domani e il terzo giorno, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”».

Ecco, Gesù sa di essere destinato al sacrificio della vita. Gesù non sfugge, perché tale è la volontà di Dio. La morte coronerà e porterà a termine la sua opera.

Gesù usa un linguaggio misterioso: “oggi, domani e il terzo giorno”. Anche il profeta Osea dice: dopo due giorni il Signore ridesterà in noi la Vita e il terzo giorno ci farà risorgere affinché viviamo al suo cospetto (Os 6,2). Ecco, le parole dei profeti vengono raccolte da Gesù e portate a compimento. Ma verrà il tempo nel quale Gesù sarà salutato con l’acclamazione usata dai pellegrini giunti a Gerusalemme: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Sl 118). La morte di Gesù si concluderà con la sua esaltazione, con la risurrezione in tutta potenza e maestà. Gesù agisce morendo perché crede alle divine promesse della vittoria e della gloria e alla volontà salvifica di Dio.

E adesso, si sta chiedendo il mese più silenzioso dell’anno: ottobre, dedicato al Rosario che ci fa cari a Maria, che non richiede nella sua recita un’intenzione forzata, bensì un cullarsi nel ritmo della quiete, che ci rende docili e sereni e da un nome alla PACE: Gesù, il frutto benedetto di Maria.

Sr M. del Buon Consiglio

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