29 aprile 2020 - mercoledì della III settimana di Pasqua

Festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, che, preso l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, si sforzò di conoscere Dio in se stessa e se stessa in Dio e di rendersi conforme a Cristo crocifisso; lottò con forza e senza sosta per la pace, per il ritorno del Romano Pontefice nell’Urbe e per il ripristino dell’unità della Chiesa, lasciando pure celebri scritti della sua straordinaria dottrina spirituale.


O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l’unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue dell’Unigenito Figlio! Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.

Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine




Mt 25, 1-13

Dal Vangelo secondo Matteo


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dàteci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compràtevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, àprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".

Parola del Signore.


Cinque di esse erano stolte e cinque sagge...

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11, 25b.29-30).

Gesù è il Maestro che ci insegna ad essere piccoli. È il solo veramente autorevole in materia: Lui, il Creatore infinito… per Amore si è reso finito, discendendo nel grembo di una Sua creatura, abitando in un angusto granellino dell’universo. Lui che ha plasmato ogni sorta di albero, si è fatto tanto piccolo da apprendere da un uomo il mestiere del falegname. Lui, l’Onnisciente, la stessa Sapienza, non si è imposto ai sapienti e ai dotti del suo tempo e non ha scavalcato la Legge, ma si è sottomesso ad essa in tutto, a partire dalla dolorosissima circoncisione. Diventare piccoli significa imparare da Gesù, mite e umile di cuore, riconoscere il proprio nulla perché il Tutto non ha disprezzato questo nulla, ma l’ho ha abitato per redimerlo. Diventare piccoli significa retrocedere per lasciare spazio all’agire di Dio e non alla nostra presunzione. Diventare piccoli significa comprendere di non capire, ma rimanere sereni per questa certezza: Dio ci pensa, Dio sa, mentre io “so di non sapere” (come aveva intuito il filosofo pagano Socrate circa 400 anni prima della nascita di Cristo).

Santa Caterina da Siena ha vissuto pienamente la piccolezza del bambino nel grembo materno, che non vive la vita da sé, ma della vita di chi lo custodisce. Donna e analfabeta (credenziali a suo sfavore), ha salvato la Chiesa in un periodo di forte crisi. Come? Vivendo in totale abbandono a Cristo, lasciando agire Lui in lei, pienamente consapevole di essere un nulla e il peccato.

I Santi come Caterina sono riflesso di Gesù proprio perché incarnano il Vangelo odierno. Anche noi siamo chiamati, nelle circostanze in cui viviamo, alla santità, cioè a trovare ristoro per la nostra vita, la felicità in Gesù solo, pur portando la croce quotidiana. Come Santa Caterina, anche noi viviamo in un’epoca drammatica. Impariamo da Gesù, attraverso l’esempio di questa giovane, ora Patrona d’Italia e d’Europa: non comprendiamo, siamo confusi… chiediamo il dono della semplicità dei bambini così piccoli che ancora si trovano in piena simbiosi con la madre. L’adulto si agita facilmente, vorrebbe aggiustare i meccanismi rotti, fatica ad accettare l’impotenza. Il bambino si affida perché solo una cosa sa: è amato.

Gesù, Maria, soltanto con voi il giogo della pandemia può alleggerirsi. A Voi ci affidiamo fiduciosi, perché Voi sapete, noi non sappiamo.

Maria Chiara




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