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26 maggio 2023 - venerdì della 7a settimana di Pasqua

Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, che, adoperandosi per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di carità; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d'animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio.


L'Apostolo ci comanda di rallegrarci, ma nel Signore, non nel mondo. «Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Gc 4, 4), come ci assicura la Scrittura. Come un uomo non può servire a due padroni, così nessuno può rallegrarsi contemporaneamente nel mondo e nel Signore.

Quindi abbia il sopravvento la gioia nel Signore, finchè non sia finita la gioia nel mondo. Cresca sempre più la gioia nel Signore, mentre la gioia nel mondo diminuisca sempre finchè sia finita. E noi affermiamo questo, non perchè non dobbiamo rallegrarci mentre siamo nel mondo, ma perchè, pur vivendo in questo mondo, ci rallegriamo già nel Signore.

Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo




Gv 21, 15-19 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».

Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».

Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Parola del Signore.


Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non  credettero.
E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Così Gesù risorto si rivolge al primo degli apostoli, alla “pietra” su cui ha fondato la sua Chiesa, Gesù riporta Simone alla sua identità fragile, alla sua nuda umanità ed al suo essere figlio. I vangeli non ci raccontano chi fosse Giovanni, il padre di Pietro ed Andrea, sappiamo che era un pescatore e che lavorava con i propri figli. Simone è chiamato ad amare Gesù a partire dalla propria umanità, dalla propria condizione di figlio.

Gesù chiede a Simone di pascolare pecore ed agnelli sapendo che esse non gli appartengono: “Pasci i miei agnelli” , nella chiesa le relazioni per essere sane, non spinte da brame di dominio e di manipolazione devono avere la loro fonte nell’amore verso Cristo. Perché Pietro è addolorato a causa della triplice domanda del maestro? Forse perché comincia ad intravedere la debolezza del suo amore, sia verso Cristo, sia verso le sue pecorelle, tuttavia osa confessare questo amore debole ma presente: tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene!

Gesù infine indica a Simone ed a ciascuno di noi la via da percorrere, una via di spogliamento dalla nostra volontà e dai vari “vestiti” con cui rischiamo di mascherarci o di nasconderci, per indossare il vestito che un Altro ci porge portandoci dove da soli non sceglieremmo mai di andare.

Sr Maria Bruna

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