26 maggio 2021 - mercoledì della VIII settimana del TO

Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, che, adoperandosi per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di carità; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d’animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio.


L'Apostolo ci comanda di rallegrarci, ma nel Signore, non nel mondo. «Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Gc 4, 4), come ci assicura la Scrittura. Come un uomo non può servire a due padroni, così nessuno può rallegrarsi contemporaneamente nel mondo e nel Signore.

Quindi abbia il sopravvento la gioia nel Signore, finché non sia finita la gioia nel mondo. Cresca sempre più la gioia nel Signore, mentre la gioia nel mondo diminuisca sempre finché sia finita.

Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo



Mc 10, 32-45 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.

Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo...

Due discepoli della prima ora, Giacomo e Giovanni, si staccano dagli altri e si avvicinano a Gesù con una precisa richiesta per il loro futuro. "Vogliamo due posti privilegiati". chiedono di essere raccomandati.

Peccato, che una simile richiesta non ha nulla da spartire con quelle rivolte a Gesù da malati, da persone toccate duramente dalla sofferenza; mossi da ambizione, i due discepoli vogliono gloria e potere.

La risposta del Maestro è netta, ma allo stesso tempo, paziente; Gesù ricorda loro di averli associati alla sua vita e alla sua missione, ma non alla sua gloria.

In ogni caso, questa domanda rompe l'unità del gruppo; quei due posti facevano gola a tutti. Nessuno mostra di aver capito il comportamento gratuito e umile di quel Gesù di cui vorrebbero condividere la vita. Ciò che perseguono è "mettersi a posto". Su questo sfondo, presente anche oggi, l'insegnamento di Gesù capovolge le loro e le nostre attese: se uno vuole essere il primo, si faccia servitore di tutti.

Qui abbiamo un ribaltamento di ogni interpretazione consolatoria, a una logica utilitaristica della discepolanza, Gesù contrappone una vita radicata nel servizio; a una cultura di ambizioni, rivalità e privilegi, Gesù restituisce una attenzione a chi è nel bisogno e nella necessità.

La concezione cristiana del servizio non è rivolta a un "cliente" in vista di un guadagno. Il cristiano modella la sua vita sulla Carità; con il suo comportamento e con i suoi gesti, intende comunicare un messaggio semplice: tu sei per me fratello, sorella; tu sei per me importante. Insieme rendiamo più bella questa vita.

Buona giornata.

sr M. Barbara

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