24 novembre 2019 - domenica XXXIV settimana TO, Solennità di Cristo Re

Aggiornato il: feb 16

Senza dubbio, colui che prega che venga il regno di Dio, prega in realtà che si sviluppi, produca i suoi frutti e giunga al suo compimento quel regno di Dio che egli ha in

sé. Dio regna nell’anima dei santi ed essi obbediscono alle leggi spirituali di Dio che in essi abita. Così l’anima del santo diventa proprio come una città ben governata.

Dall’opuscolo «La preghiera» di Origène, sacerdote



Lc 23, 35-43 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore

Oggi sarai con me nel paradiso.




















Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. In verità io ti dico: oggi con me sarai in Paradiso.

Il regno appartiene al Signore nostro e al suo Cristo. Egli regnerà nei secoli dei secoli.

Pilato interrogò Gesù: Sei tu il Re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici. Allora i soldati presero Gesù, lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo e cominciarono a salutarlo: Salve, re dei Giudei.

Figlie di Gerusalemme, uscite, contemplate il Re, adorno della sua corona.

Il suo regno non è di questo mondo. Gesù non era vestito di porpora. Gesù portò la porpora solo per burla. Il mantello che indossava è intriso di sangue: il suo nome è: Verbo di Dio. Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei Re e Signore dei Signori.

Il popolo stava a guardare e i capi dicevano: Ha salvato altri, salvi se stesso se è il re. Gesù diceva: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Con questo perdono, con queste parole di perdono, Gesù anticipa e dà il coraggio di chiedere: Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Oggi, sarai con me in Paradiso. Dove sono io là sarà anche il mio servo.

Ringraziamo con gioia il Padre, che ci ha strappati dal dominio delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo amato Figlio, nel quale abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati.

Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi … e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre.

Alleluia. Ha preso possesso del suo Regno il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente, rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a Lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello, la sua sposa è pronta.

A Lui onore e potenza eterna. Amen!

Sr. Maria Emmanuela


Oggi celebriamo la Solennità di Gesù Cristo, Re dell’universo. Cristo è re, ma non alla maniera umana. Infatti, il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re (Gv 18,36-37).

Molti anni prima, Maria aveva udito pronunciare dall’Angelo grandiose parole: Tuo Figlio sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine (Lc 1,31-33).

E ora, paradossalmente proprio ai piedi della croce di suo Figlio, Maria sente proclamare Gesù re….

È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui (Mt 27,42).

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (Lc 23,36-37).

Ma perché le genti sono in tumulto e i popoli tramano cose vane? (cfr. Sl 2,1). Quale mistero! E sarà uno dei due malfattori crocifissi con Cri­sto, a riconoscere e proclamare la sua vera regalità, di amore e redenzione: «Signore, ricordati di me, quando sarai nel tuo re­gno». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,5).

Alleluia! Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente (Ap 19,6b).

Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).


Sr M.Luisa



«Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno».

Ricordare è un verbo che troviamo spesso nella Bibbia. Nell’Antico Testamento il Signore chiede al suo popolo di ricordare. “Ricordati di questo giorno, nel quale siete usciti dall’Egitto” Es 13,3. “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere” Dt 8,2. “Ricordati del tuo creatore” Qo 12,1. “Ogni giorno ricordati del Signore” Tb 4,5.

Ma anche l’orante, nel pregare Dio, domanda a Dio di ricordarsi di lui. “Signore, ricordati di me e guardami” Tb 3,3. “Ricordati che un soffio è la mia vita” Gb 7,7. “Ricordati di me nella tua misericordia, Signore” Sl 25,7. “Ricorda la promessa fatta al tuo servo” Sl 119,49. Eppure Dio non è smemorato come noi. Infatti se i capelli del nostro capo sono tutti contati, può Dio dimenticarsi di noi? E quando il Dio atteso interviene nella notte della prova, l’uomo fa una esperienza di straordinario valore, perché dove umanamente nulla è più possibile, si apre una via insperata, possibile solo a Dio.

Sappiamo che in Oriente il buon ladrone è venerato come colui che ha aperto le porte del cielo agli apostoli, infatti la promessa di Gesù – “oggi con me sarai nel paradiso” – ci dice che Dio, abbracciando il Figlio, ha accolto anche lui in questo abbraccio. La figura di questo convertito dell’ultimo minuto è molto bella perché ci fa capire che Dio aspetta ognuno di noi fino alla fine, qualunque sia la sua situazione per farlo partecipe della gioia del suo Regno.

In questa solennità, che chiude l’anno liturgico, Cristo, Re dell’Universo, in questo Vangelo si presenta a noi non soltanto come Colui che tiene in mano tutta la Storia umana, che si dispiega nei secoli, ma anche come Colui che tiene in mano le nostre piccole storie, la vita di ciascuno che Egli vuole consegnare al Padre portandoci con sé. Ed è una richiesta come quella del buon ladrone: “Gesù, ricordati di me” a renderlo possibile. A Dio nulla è impossibile, ma ha bisogno del nostro desiderio, della nostra fede per agire. Non è la nostra bravura a fargli volgere lo sguardo verso di noi, ma piuttosto il bisogno assoluto che abbiamo di Lui per ben vivere e per ben morire. Sta a noi prenderne coscienza. Rimaniamo protagonisti della nostra storia personale resa sempre nuova dalla sovrabbondanza del suo amore misericordioso.

Sr. Chiara

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