24 luglio 2020 - venerdì della XVI settimana del T.O.

San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e preghiere, giungendo il 24 dicembre a riposare nel Signore.

(24 dicembre: Ad Annaya in Libano, anniversario della morte di san Charbel (Giuseppe) Makhluf, la cui memoria si celebra il 24 luglio).


Ecco, carissimi, vi ho spiegato il valore del silenzio, come esso sia in tutto risanatore e gradito a Dio. Perciò vi ho scritto perché vi mostriate forti in ciò che avete intrapreso e sappiate che tutti i santi hanno progredito grazie al silenzio: per esso la virtù divina abitò in loro e insegnò loro i misteri celesti, e grazie ad esso hanno annientato tutta ciò che in questo mondo è decrepito. E chi vi ha scritto queste cose, è per esso che è giunto a questo grado.

Dalle lettere di Sant’Ammonio, eremita



Mt 13, 18-23 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Parola del Signore.


...ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto

Scrive don Claudio Doglio: “Immaginate che uno vi faccia questa domanda quando tornate da Messa. “Sei stato a Messa? Che cosa ti ha detto il Signore?”.

Le risposte molto generiche: “Tutto”, corrisponde a “Niente”; “Tante belle cose” significa che non mi ricordo niente. Non ho chiesto che cosa ha detto il prete nella predica - ricordare quello sarebbe già qualcosa - il discorso è invece molto profondo: ”Che cosa ha detto a te il Signore?”. Se non c’è niente e bisogna mettersi a pensare per ricavare qualche frase, vuol dire che effettivamente il Signore non ti ha detto niente, oppure che tu non hai ascoltato nulla”.

Il problema quindi è quello dell’ascolto. Se un messaggio non entra e non mette radici è come il granello di seme che cade sul sentiero. I primi uccellini lo beccano e lo portano via; il seme c’era, ma non produrrà nulla.

Ugualmente per gli altri tipi di terreno: le tribolazioni a causa della Parola, la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza, in chi è incostante e non ha in sé radici, portano via il seme. Il seme è stato seminato su tutti i quattro tipi di terreno, però il livello di risposta, la ricettività e la fecondità di ciascun terreno è molto diversa.

Come possiamo trattenere il seme affinché porti frutto?

Il Signore non smette di darci fiducia e continua a gettare il seme sul nostro sentiero, ma sta a noi zappare, vangare, concimare, innaffiare in modo tale che il seme penetri e produca qualcosa. Come? Attraverso la ripetizione. Al cammello basta poco cibo, egli lo conserva dentro di sé finché non ritorna alla stalla, lo fa risalire in bocca, lo rumina fino a che non entra nelle sue ossa e nella sua carne. Imitiamo il cammello: recitiamo ogni parola delle Sacre Scritture custodendole in noi finché non le abbiamo compiute; e sarà la Parola stessa e l’incontro con il Signore Gesù a cambiare il nostro cuore e la nostra vita.

sr. M. Benedetta

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