23 settembre 2019 - lunedì XXV settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Memoria di san Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.


Ringraziate, quindi, l’infinita pietà dell’eterno Padre che tratta così la vostra anima perché destinata alla salvezza. Perché non gloriarsi di questo trattamento amoroso del più buono di tutti i padri? Aprite il cuore a questo celeste medico delle anime e abbandonatevi con piena fiducia tra le sue santissime braccia.

Dalle lettere di san Pio da Pietrelcina, sacerdote


Lc 8, 16-18 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere». Parola del Signore.

Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto

“La lampada si pone su un candelabro perché chi entra veda la luce”

Chi incontra un discepolo di Gesù deve percepire la luce di cui è portatore. La luce della nostra vita = lampada è lo Spirito Santo, Spirito di pace e amore che vive dentro di noi e chi ci incontra dovrebbe vederlo nei nostri occhi e nei nostri gesti.

Più avanti Luca ripete la stessa espressione (11,33) e la spiega dicendo: “la lampada del tuo corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso”.

L’occhio è “semplice” quando è integro, cioè rivolto in una sola direzione: Dio.

Nella preghiera i nostri occhi sono rivolti al Signore; la preghiera ci accende come ha illuminato Gesù sul Monte Tabor.

La preghiera dunque è il fiammifero che può accendere la nostra vita e renderci luce per chi incontriamo. Non solo: la nostra preghiera può ottenere luce per chi è nelle tenebre.

Si racconta che Paolo il Semplice, discepolo di Antonio, monaco del deserto, entrato i una chiesa per celebrare la Santa Liturgia osservava quelli che entravano, perché Dio gli aveva fatto il dono di vedere l’anima di chi incontrava. Tutti quelli che entravano avevano un aspetto luminoso e il volto raggiante e ognuno aveva il suo angelo che si rallegrava con lui. Ma vide uno nero e tenebroso in tutto il corpo e i demoni lo stringevano. Allora il beato Paolo si mise a pregare per quell’uomo e quando le persone uscirono dalla chiesa, erano tutte luminose, anche quell’uomo. La sua preghiera aveva ottenuto che riconoscesse i suoi peccati e tornasse a Dio, nella luce.

Diceva il Santo Cottolengo: “La preghiera vi fa cari a Dio. Pregate dunque, pregate sempre”.

Lampada ai nostri passi sia la sua Parola. (cfr sl. 119,81)

M. M. Patrizia


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