23 novembre 2019 - sabato XXXIII settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Memoria facoltativa di San Colombano, abate


Nato in Irlanda nella prima metà del sec. VI, fu istruito nelle lettere sacre e profane. Abbracciata la vita monastica, passò in Francia dove fondò moltissimi monasteri

che governò con disciplina severa. Costretto all’esilio, venne in Italia e fu il fondatore del monastero di Bobbio. Promosse attivamente la vita cristiana e religiosa. Morì nel 615.


Che cosa tuttavia ci servirebbe sapere che la pace è in sé buona, se poi non fossimo

capaci di conservarla? In genere le cose migliori sono anche le più fragili. Le cose più preziose poi esigono la vigilanza più cauta e diligente.Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio?

Dalle «Istruzioni» di san Colombano, abate



Lc 20, 27-40 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore

sono figli di Dio.

Mentre la Chiesa si prepara a celebrare il tempo liturgico dell’Avvento, non si stanca di richiamare i fedeli alla vigilanza. State attenti a voi stessi, vigilate pregando in ogni momento, perché non sapete né il giorno, né l’ora in cui Cristo tornerà (non più piccolo Bambino) a giudicare il mondo, a separare il bene dal male. Il Padre ha messo tutto nelle sue mani. Anche l’apostolo Paolo ci esorta dicendo: Ecco il tempo favorevole, ecco il giorno della salvezza. Bisogna aprire il cuore all’ascolto di Dio che ci parla. Con la preghiera cresce in noi il bisogno di avvicinarci a Dio, si sperimenta la fragilità umana, il nostro essere creature di fronte alla trascendenza di Dio. Contro la realtà della morte Gesù oppone la speranza pasquale legata al Dio della vita. Io sono la risurrezione e la vita, in Lui tutti vivono. C’è bisogno di portare nel mondo la presenza di Gesù vivo. I sadducei non credevano alla risurrezione, ma Gesù ha fatto sapere che i figli della luce, nel secolo futuro, saranno come gli Angeli di Dio. Nessuno di noi muore per se stesso e nessuno vive per se stesso; se noi moriamo, moriamo per il Signore; sia che viviamo, sia che moriamo siamo del Signore!

La risurrezione di Gesù è nella logica dell’amore, del dono di se stesso che porta vita. Seguire Gesù nel suo cammino di morte e di risurrezione esige un uscire da noi stessi e dalla tentazione di chiuderci nei nostri schemi. Gesù è uscito da se stesso per tutti noi! Il tempo dell’Avvento è un tempo di grazia, di luce, di amore, di gioia. Teniamo al nostro fianco Cristo risorto, con fedeltà, fiducia, nella sua e nella nostra risurrezione. Trasformati a sua immagine, noi vedremo il suo volto e sarà gioia piena. Così sia! Amen!


Sr M. Consolata

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