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23 giugno 2023 - venerdì della 11a settimana Tempo Ordinario

A Torino, san Giuseppe Cafasso, sacerdote, che si dedicò alla formazione spirituale e culturale dei futuri sacerdoti e a riconciliare a Dio i poveri carcerati e i condannati a morte.


Dagli «esercizi spirituali al clero» di san Giuseppe Cafasso, sacerdote

Siamo nati per amare, viviamo per amare, moriamo per amare ancora di più. Tal è, o fratelli, il nostro fine quaggiù; tale sarà, come speriamo, la nostra destinazione futura ed eterna. «Beato colui – dice sant’Agostino – che avrà imparato questa scienza di amare». «Voi fortunato – diceva quel buon laico al gran dottore san Bonaventura – voi felice, che sapete e avete imparato tante cose!». «Ah! figliuolo mio – rispondeva il santo – non avere invidia della mia scienza; la vecchierella che sa amar Dio, ne sa tanto come frate Bonaventura…». Questa risposta, che cagionò stupore e ammirazione in quell’anima semplice, può dare a noi materia di riflessione e di confusione.

 

Mt 6, 19-23 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».


Parola del Signore.


La lampada del corpo è l'occhio...

Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole [il ricco] si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni (Mc 10,21-22).

Dove è il mio cuore? Non è una domanda facile e, per di più, può essere anche molto scomoda, a volte. Eppure, è proprio la risposta a questa domanda che ci apre gli occhi sul nostro rapporto con Dio, a condizione che sia una risposta seria, oggettiva, spoglia di fronzoli… insomma, che ci faccia sanguinare un po’ l’amor proprio.

Dove è il mio cuore? Dove è il mio tesoro? I beni in questione non sono riducibili al portafoglio: in tal caso, ci verrebbe spontaneo puntare il dito contro gli altri piuttosto che a lasciarci interpellare noi stessi, perché, se l’erba del vicino è sempre più verde, il suo conto in banca è sicuramente più fiorente.

Esistono vari tesori che tendiamo ad accumulare per noi. Per esempio, chi non ha mai sentito dire che il tempo è denaro? E io, che ne faccio del mio tempo? Cerco solamente di risparmiarlo o lo spendo anche per gli altri? Un altro tesoro che, magari, non siamo disposti a perdere: il riconoscimento altrui. Può darsi che io per gli altri spenda anche molto tempo e tante energie. Lo faccio perché ho a cuore le persone o perché ho posto il mio cuore nella lode che posso ricavarne? Se non vengo riconosciuto, anzi, se addirittura ricevo disprezzo per quello che faccio, come reagisco? Un ulteriore esempio: forse non sono ricco materialmente, ma possiedo un oggetto, uno spazio, una puntata televisiva, un hobby, una convinzione… che ritengo intoccabile. Cascasse il mondo, non si può perdere, né cedere! E perciò, dove è il mio cuore?

Fa male porsi certe questioni. Deve aver avuto qualche capogiro anche il giovane ricco che nel Vangelo si è sentito invitato da Gesù a vendere tutto per avere un tesoro in cielo. Come lui, ci troviamo di fronte a un bivio: scegliamo di consegnare tutta la nostra vita a Dio, disposti anche a perderci in averi, se necessario, o meglio tenerci stretto quello che abbiamo, che svanirà in un soffio quando saluteremo questa terra? Vogliamo la felicità o preferiamo andarcene tristi con un pugno di mosche in mano?

Signore Gesù, il rischio di perdere Te è grande, perché siamo troppo affezionati a noi stessi e ai nostri averi. Aiutaci a spogliarci gradualmente di ciò che non ci permette di essere liberi di seguirti, perché tutto il resto passerà, ma rimarrà l’unico vero tesoro, che sei Tu.

Sr. Maria Chiara Amata

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