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23 febbraio 2023 - giovedì dopo le Ceneri

Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che è venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e ultimo testimone dell’epoca apostolica; sotto gli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in Asia, nell’odierna Turchia, nell’anfiteatro al cospetto del proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato al rogo,

mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i martiri e di prendere parte al calice di Cristo.


Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «Lasciatemi così: perché colui che mi dà la grazia di sopportare il fuoco mi concederà anche di rimanere immobile sul rogo senza la vostra precauzione dei chiodi». Quelli allora non lo confissero con i chiodi

ma lo legarono.

Dalla «Lettera della chiesa di Smirne sul martirio di san Policarpo»



Lc 9, 22-25 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».


Parola del Signore.


... perderà la propria vita per causa mia ...

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua (Lc 9,23). Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello (Rm 8,36). E cos’è questo: che chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà (Lc 9,24)? E ci viene da dire: questo linguaggio è duro, cosa significa? Ci risponde S. Agostino: Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te. Dunque, se tu, Gesù, ci parli di rinnegare noi stessi e di perdere la vita, lo fai perché togliamo, o cerchiamo di togliere, dal nostro cuore tutto ciò che ci tiene lontani da Te, che sei l’Amore, che sei la vera Vita. E questo morire a noi stessi costa fatica, dolore, ci fa paura e ci sembra terribilmente esigente, perché non sappiamo guardare al di là di questa “morte”. Ma, come dici Tu stesso, l’ultima parola non è della morte: Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno (Lc 9,22). Quindi, l’ultima parola è la risurrezione, è la vittoria totale sul dolore e sulla morte.

Signore Gesù, ti preghiamo di prenderci per mano e di condurci Tu stesso attraverso le inevitabili fatiche del quotidiano. Aiutaci Tu a prendere ogni giorno la nostra croce, per avere in dono quella Vita vera e piena che sei Tu stesso.

sr Marialuisa

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