22 ottobre 2019 - martedì XXIX settimana TO

Aggiornato il: feb 16

San Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla) Papa (Papa dal 22/10/1978 al 02/04/2005 ). Nato a Wadovice, in Polonia, è il primo papa slavo e il primo Papa non italiano dai tempi di Adriano VI. Nel suo discorso di apertura del pontificato ha ribadito di voler portare avanti l'eredità del Concilio Vaticano II. Il 13 maggio 1981, in Piazza San Pietro, anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, fu ferito gravemente con un colpo di pistola dal turco Alì Agca. Al centro del suo annuncio il Vangelo, senza sconti. Molto importanti sono le sue encicliche, tra le quali sono da ricordare la "Redemptor hominis", la "Dives in misericordia", la "Laborem exercens", la "Veritatis splendor" e l'"Evangelium vitae". Dialogo interreligioso ed ecumenico, difesa della pace, e della dignità dell'uomo sono impegni quotidiani del suo ministero apostolico e pastorale. Dai suoi numerosi viaggi nei cinque continenti emerge la sua passione per il Vangelo e per la libertà dei popoli. Ovunque messaggi, liturgie imponenti, gesti indimenticabili: dall'incontro di Assisi con i leader religiosi di tutto il mondo alla preghiere al Muro del pianto di Gerusalemme. Così Karol Wojtyla traghetta l'umanità nel terzo millennio. La sua beatificazione ha luogo a Roma il 1° maggio 2011. Il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, è stato proclamato santo da papa Francesco.


Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo! Pietro è venuto a Roma! Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell’Impero Romano, se non l’obbedienza all’ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesareth, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui!

Dall’Omelia per l’inizio del pontificato di San Giovanni Paolo II, papa



Lc 12, 35-38 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Parola del Signore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese

“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” ci dice oggi il Vangelo.

Questo è l’atteggiamento richiesto al Popolo di Dio che stava per uscire dall’Egitto (Es 12,11): «Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! ».

Il Popolo, secondo quanto richiesto al Faraone, doveva uscire per servire il Signore nel deserto (Es 7,16; 8,16; 9,1; 9,13).

Nel libro dei Numeri 3,5 ss, leggiamo che Israele è stato scelto dal Signore, tra tutti i popoli, come prediletto. Israele deve servire il Signore e in mezzo a Israele «Ecco, io ho scelto i leviti ... al posto di ogni primogenito... i leviti saranno miei... essi mi appartengono. Io sono il Signore» (Nm 3,13).

Da questo breve tuffo nell’antico testamento, possiamo pensare che se Pasqua significa “passaggio”, anche il Padrone della parabola passa e beati quei servi che troverà ancora svegli... in servizio.

Il servizio a cui fa riferimento la parabola non è tanto un lavoro di casa, quanto il rapporto di predilezione a cui Dio chiama il Popolo di Dio, prima, e poi tutti noi.

Dio si compiace del suo popolo, Dio si compiace di noi.

Gesù lo dice: «Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi ».

Noi conosciamo il cuore di Dio, in Gesù che ce lo ha rivelato, quindi non dobbiamo cedere al sonno.

Che cos’è questo sonno di cui parla il Vangelo?

Mi viene in mente la scena della Trasfigurazione secondo Luca (Lc 9,32), dove Pietro, Giacomo e Giovanni erano oppressi dal sonno; oppure l’agonia di Gesù nel Getsemani, sempre secondo Luca (Lc 22,45), dove i discepoli dormivano per la tristezza.

Anche Giona fa questa esperienza, quando si allontana dalla volontà del Signore, in mezzo alla tempesta, sceso nel luogo più in basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente (Gio 1,5).

Forse questa tristezza, questo sonno di morte lo proviamo quando i nostri pensieri si allontanano da quelli del Signore, quando ci disarmiamo e ci arrendiamo al nemico.

Proviamo a vestirci come ci consiglia San Paolo e forse, con l’aiuto di Dio, non cederemo al sonno della tristezza, diventeremo buoni servitori e amici di Dio: «Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6, 13-17).

sr M. Chiara


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