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21 settembre 2021 - martedì della XXV settimana del T.O.

Festa di san Matteo, Apostolo ed Evangelista, che, detto Levi, chiamato da Gesù a seguirlo, lasciò l’ufficio di pubblicano o esattore delle imposte e, eletto tra gli Apostoli, scrisse un Vangelo, in cui si proclama che Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di

Abramo, ha portato a compimento la promessa dell’Antico Testamento.


«Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì» (Mt 9, 9). Non c’è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato

i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna


Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote




Mt 9, 9-13 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore.

... Misericordia io voglio ...

"Matteo si alzò e lo seguì". Tanta prontezza nel seguire il Signore fa pensare che nel suo cuore Matteo fosse già disgustato della vita che conduceva e desiderasse un cambiamento. In quanto pubblicano apparteneva a una categoria socialmente e religiosamente malfamata. Il Signore Gesù guarda e sceglie i suoi apostoli con gli occhi della misericordia, perché li vuole rendere messaggeri del suo perdono. Vuole che annuncino la misericordia che è stata loro usata e che continuamente si effonde dalla fonte inesauribile della sua umanità, del suo sacrificio, che non siano maestri dall'alto di un piedestallo, ma semplici testimoni di un dono ricevuto. Matteo inizia il suo apostolato offrendo un banchetto per festeggiare la sua chiamata e invitando gente del suo ambiente inizia subito a collaborare con il Signore, a introdurlo lì dove desidera entrare, dove è più grande la miseria umana. Rinnoviamo anche noi in questo giorno la gioia per la nostra chiamata alla fede e all'apostolato secondo la nostra vocazione. Molte persone vivono oggi il dramma di considerare il proprio male, il proprio peccato come qualcosa che non può essere guarito e perdonato: è una grazia poter scoprire che esiste per tutti gli uomini e le donne una possibilità di riscatto, una mano che li rialza, un abbraccio che li salva come è accaduto a Matteo e a noi.

Preghiamo con santa Faustina: "O Gesù, amante della salvezza umana, attira tutte le anime alla vita divina, sia glorificata la grandezza della tua misericordia qui sulla terra e nell'eternità. O grande amante delle anime tu nella tua inesauribile compassione ci accompagni con la tua miseircordia per tutta la vita e mantieni i contatti della nostra esistenza con te, in ogni campo. Grazie o Dio per la tua insondabile misericordia".

Sr. M. Daniela

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