21 luglio 2021 - mercoledì della XVI settimana del TO

Mt 13, 1-9 Dal Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Parola del Signore.

Ecco, il seminatore uscì a seminare...

Quante volte abbiamo sentito o letto la parabola del seminatore! E a chi di noi, immaginando la strada, il luogo sassoso, le spine e la terra buona, non è venuto in mente almeno una volta: “In questa categoria ci sono anch’io?”.

Oggi, però, vorrei concentrarmi sul luogo sassoso. Immaginate un campo in lontananza: la distesa bruna della sua superficie fa ben pensare che ci si trovi di fronte a terra buona. Avviciniamoci. Chiniamoci per raccogliere una zolla di terra. Accidenti, ma questa non è terra… è un sasso!. Sembrava una zolla perché, da lontano, si mimetizzava, a causa dello strato polveroso che lo ricopre. E, ahimè, non è l’unico sasso del campo. Con disappunto, ci accorgiamo che non c’è molta terra. E il seme caduto fra quest’ammasso di sassi, che fa? Subito germoglia, come ci ricorda la parabola. Germoglia subito perché il terreno non è profondo. Ma, non appena spunta il sole, la pianticella che prometteva tanto bene brucia e si secca, perché è tutto fusto e niente radici. Che vuol dire tutto ciò, fuor di metafora, o meglio, fuor di parabola? Quando mai la nostra vita sembra terra buona, ma non è altro che un campo di sassi? Che cosa sono questi sassi?

La terra, si sa, richiama l’umiltà, perché in latino terra si dice humus. Allora i sassi saranno la falsa umiltà. Non fanno altro che gonfiare il terreno. Lo gonfiano così da farci sembrare persone profonde. Mi accorgo di essere un luogo sassoso quando mi riempio la bocca di parole evangeliche, che poi contraddico ogniqualvolta ferisco la comunione fraterna e disprezzo la carità.

Sono infinitamente più profondi certuni che, al primo impatto, appaiono tutt’altro che spirituali. San Giuseppe Benedetto Cottolengo, per esempio, era uno di questi, come risulta da una datata biografia. “Una suora, la quale visse molti anni con lui, lo studiò, lo comprese, e ne parlava, come di un santo. È costei la Vincenzina suor Pia Collomb; quella appunto che, giovanetta di sedici anni, venuta alla Piccola Casa [della Divina Provvidenza di Torino] e veduto appena il servo di Dio [ossia il Cottolengo], assalita da inesplicabile antipatia per lui, disse e ripeté nel suo cuore: Mai più al mondo quest’uomo è santo: e quasi non bastasse, perché lo scorgeva gioviale e faceto, avendolo in conto di buffone, non volle neppure baciargli la mano; cercando anzi nei primi tempi del probandato di fuggirlo il più che potesse”[1]. Insomma, il Cottolengo non a tutti dava subito l’impressione di essere santo, al contrario! Proprio la sua allegria, la sua concretezza, il suo humor, la sua spensieratezza, persino la sua costituzione fisica, se vogliamo, potevano trarre in inganno e farlo passare addirittura per buffone. Chi l’avrebbe immaginato che quest’uomo compiva miracoli in vita, vedeva la Vergine Maria a tu per tu, avesse le estasi, combattesse col demonio, fosse profeta…? Chiediamo a lui che interceda affinché possiamo intercettare e lasciarci levare i sassi che intralciano in noi il germogliare della vera umiltà evangelica.

Maria Chiara

[1] P.P. Gastaldi, I prodigi della carità cristiana descritti nella vita di San Giuseppe Benedetto Cottolengo Fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza sotto gli auspici di S. Vincenzo De’ Paoli, Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo, Torino 1959 (1882), p. 798.

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