21 aprile 2021 - mercoledì della III settimana di Pasqua

Sant’Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa, che, originario di Aosta, fu dapprima monaco nel monastero di Bec nella Normandia in Francia; divenutone abate, insegnò ai suoi confratelli a progredire sulla via della perfezione e a cercare Dio con l’intelletto della fede; promosso poi all’insigne sede di Canterbury in Inghilterra, lottò strenuamente per

la libertà della Chiesa, sopportando per questo sofferenze e l’esilio.


Signore Dio mio, che mi hai formato e rifatto, di’ all’anima mia, che lo desidera, che cosa altro sei oltre a quello che ha visto, perché veda chiaramente ciò che desidera.

Dal «Proslogion» di sant’Anselmo, vescovo




Gv 6, 35-40 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù alla folla:

«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».


Parola del Signore.

... voi mi avete visto ...

“Io sono il pane della vita”.

Attraverso questa affermazione, Gesù vuole farci comprendere il grande rischio che corriamo di essere stolti e di spendere, anzi sperperare, le nostre energie interiori senza raggiungere quella pienezza di cui siamo continuamente affamati e assetati. Ma a nostra volta possiamo chiederci: che cosa può mai saziarci veramente?

La risposta ci viene data nel Vangelo: “Chi viene a me non avrà fame”. Non è difficile immaginare il danno che questa frase ha potuto rappresentare per le panetterie del circondario. La sfida del Vangelo è passare dal “possesso” alla “gioia del dono”. Questo salto di qualità in umanità deve avvenire a tutti i livelli della nostra vita di relazione. Ciò che nutre non è il pane che compriamo o vendiamo, bensì il pane della vita che siamo capaci di spezzare e di condividere. Ciò che sazia la fame di senso che portiamo dentro di noi, è quello che attraverso noi viene messo a disposizione della vita degli altri e da cui noi stessi possiamo ricevere più senso e gioia per la nostra vita. Anche il nostro tempo così provato dalla pandemia conta una moltitudine di gente “a piedi” che cerca lavoro, aiuto, sostegno, speranza … Signore Gesù, rendici solleciti e capaci di cogliere la fame dei nostri fratelli. Trasforma il deserto che stiamo attraversando e i lutti di cui tanti porteranno le ferite, in banchetti di speranza.

Buona giornata,

sr. Barbara

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