20 agosto 2021 - venerdì della XX settimana del TO

Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore.


L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. È a se stesso merito e premio. L’amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all’infuori di sé. Il suo vantaggio sta nell’esistere. Amo perché amo, amo per amare. Grande cosa è l’amore se si rifà al suo principio, se ricondotto alla sua origine, se riportato alla sua sorgente.

Dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo, abate


Mt 22, 34-40 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.

"Amerai il tuo prossimo come te stesso"

L’amore si può comandare? È veramente possibile amare Dio senza vederlo? È possibile amare una persona che ci è antipatica? Il termine “amore” è oggi diventato una delle parole più usate ed anche abusate, ma che cos’è l’amore? Un sentimento, un’emozione?

L’amore non è soltanto un sentimento. I sentimenti vanno e vengono. Il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell’amore. Amare è un dono che c’è donato dall’alto da Colui che è l’Amore stesso, come dice S. Giovanni: ”Dio è amore”. Amare Dio sopra ogni cosa e amare il prossimo sono una grazia, non un frutto dello sforzo umano.

Il comandamento dell’amore non consiste in un amore che si dirige prima verso Dio e poi verso il prossimo, oppure viceversa dal prossimo verso Dio, ma piuttosto in un amore che venendo dall’alto come dono unisce i due, Dio e il prossimo, in un’unica realtà. Come dice S. Paolo: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”(Rm 5,5).

Solo in Dio e con Dio, io posso amare anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Solo allora io imparo a guardare quest’altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico diventa anche il mio amico.

I santi- pensiamo ad esempio a Madre Teresa di Calcutta- hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro con il Signore eucaristico, e reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell’amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo.

Così non si tratta più di un comandamento dall’esterno che ci impone l’impossibile, bensì di un’esperienza dell’amore donata dall’interno, un amore che, per sua natura, deve essere ulteriormente partecipato ad altri. L’amore cresce attraverso l’amore. L’amore è “divino” perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia tutto in tutti”.(Benedetto XVI –Deus Caritas est)

sr M. Benedetta

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