20 agosto 2020 - giovedì della XX settimana del T.O.

Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore.


L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. È a se stesso merito e premio. L’amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all’infuori di sé. Il suo vantaggio sta nell’esistere. Amo perché amo, amo per amare. Grande cosa è l’amore se si rifà al suo principio, se ricondotto alla sua origine, se riportato alla sua sorgente.

Dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo, abate

Mt 22, 1-14 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.

Papa Francesco ha scritto ai giovani nell'esortazione "Cristus Vivit": "Nulla nella nostra vita è frutto di un caos senza senso, ma al contrario tutto può essere inserito in un cammino di risposta al Signore che ha un progetto stupendo per noi"(n. 248)La parabola del Vangelo di oggi ci aiuta a riscoprire il senso della nostra vita umana che è fondamentalmente una chiamata di Dio e una risposta a Lui, e riesce pienamente se si dispiega nello sguardo di Dio e nell' amicizia con Lui. Gli invitati che trascurano di rispondere sono simbolo di coloro si ripiegano a cercare il proprio valore e la propria realizzazione e non si preoccupano dell'orizzonte ultimo della loro vita nè della loro missione verso gli altri. Nelle parole di Gesù leggiamo il riferimento anche ai molti rifiuti da parte del popolo eletto verso i profeti, ma Dio non ritira la sua offerta di amore e anzichè restringerla la allarga sempre di più, a tutti gli uomini, perché Dio come diceva San Bernardo "Ama perché ama, ama per amare" e la sua opera di misericordia sa trarre il bene anche dal male. Eppure sembra che qualcuno che riesca sempre a sottrarsi a tanta generosità, perché quando il Re entrerà nella sala dell'ultimo banchetto, troverà ancora un invitato privo dell'abito nuziale. Solo Lui si accorgerà se qualcuno non lo indossa, non gli altri invitati: solo Dio che scruta i cuori darà a ciascuno secondo le sue opere. Ora è il tempo della speranza e della misericordia.

sr Maria Daniela

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