2 settembre 2019 - lunedì XXII settimana TO

Aggiornato il: feb 16


San Giuseppe Benedetto Cottolengo

Ricordiamo il giorno della Grazia.

La morte di Anne-Marie Gonnet segnò la svolta decisiva nella vita del Santo Cottolengo. Era il 2 febbraio 1827. Il canonico Giuseppe Cottolengo aveva appena terminato la preghiera del vespro nella basilica del Corpus Domini quando lo vennero a chiamare perché corresse a confortare una donna incinta che stava per morire: si chiamava appunto Anne-Marie Gonnet ed era stata rifiutata da tutti gli ospedali della città.

Il canonico, prontamente accorso, confortò gli ultimi istanti di quella poveretta. Poco dopo giungeva il medico dei poveri che, constatato il decesso tentava di salvare la creatura che la donna portava in grembo: era una bimba che Cottolengo fece appena in tempo a battezzare.

Dopo quella tragedia il Cottolengo si avvia verso la parrocchia e ordina al sacrestano di chiamare la gente in chiesa; il canonico si accosta all’altare e intona le litanie lauretane. Alla fine della preghiera annuncia “la grazia è fatta. La grazia è fatta! Benedetta la Santa Madonna!”. Aveva deciso, aveva accolto la chiamata di Dio! Pochi giorni dopo affittava due stanze, di fronte la basilica del Corpus Domini, in una casa popolare detta della Volta Rossa, accogliendo i primi due ospiti, un calzolaio tubercolotico e una donna affetta da idropisia: era l’embrione di un ospedale destinato ad accogliere i poveri e malati rifiutati da tutti.


Lc 4, 16-30 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.


Lo Spirito del Signore è sopra di me...

La scena descritta nel Vangelo di oggi è carica di sguardi, silenzi e di suspense.

Quando Gesù leggeva il brano di Isaia, gli occhi di tutti erano fissi su di lui, nella sinagoga. E alle sue parole: "Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato", tutti gli rendevano testimonianza.

Ma come spesso succede, a confondere ciò che stava compiendo lo Spirito Santo, in questa comunità riunita ad ascoltare la Parola di Dio, entra lo spirito del dubbio.

Non è costui il figlio di Giuseppe?

Quello che scandalizza gli uomini di ogni tempo è la profonda umanità di Gesù. Egli non è un Dio spray ( Il nostro Dio non è un Dio "spray", è concreto, non è un astratto, ma ha un nome: "Dio è amore" - papa Francesco il 26 maggio 2013), ma si è totalmente incarnato nella nostra situazione umana.

Gesù aveva un padre e una madre e un lavoro, apparteneva a un clan. Leggiamo nella genealogia (Mt 1,1-17; Lc 3,23-38) che tra i suoi avi si possono contare santi, ma anche peccatori, addirittura assassini e idolatri.

Gesù ha assunto tutta la nostra umanità, eccetto il peccato, perchè «Ciò che non è stato assunto, non è stato guarito» (Ep. 101,32 - Gregorio di Nazianzo), ma questo ci scandalizza, perchè questo non è da Dio, secondo noi.

Il paradosso lo leggiamo nelle ultime righe del brano, quando dopo l'entusiasmo iniziale, decidono addirittura di buttarlo giù dal mone sul quale era costruita la città.

Capita anche a noi di incontrare nei Vangeli un Gesù che dice cose diverse da quelle che vorremmo? Gesù ci spiazza perchè è sempre circondato da poveri, malati e persone malfamate...

Allora dobbiamo scegliere se buttarlo giù dal monte Gesù o accettarlo così com'è, scegliendo di cambiare noi e pregando: "non ho abbastanza fede. Aiutami Signore, aumenta la mia fede!" ... allora potrò vedere anche nella mia vita dei miracoli ed esclamare con il Santo Cottolengo “la grazia è fatta. La grazia è fatta! Benedetta la Santa Madonna!

sr M.Chiara


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