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2 novembre 2021 - martedì della XXXI settimana del T.O.

Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella quale la santa Madre Chiesa, già sollecita nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel

segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione

della beatitudine eterna.


Esercitiamoci, perciò, quotidianamente a morire e alimentiamo in noi una sincera disponibilità alla morte.

Dal libro «Sulla morte del fratello Satiro» di sant’Ambrogio, vescovo



In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».


Parola del Signore.

io lo risusciterò ...

[«]Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. / Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero» (Gb 19,26-27) .

Una cosa ho chiesto al Signore,/ questa sola io cerco:/ abitare nella casa del Signore/ tutti i giorni della mia vita […]. Sono certo di contemplare la bontà del Signore / nella terra dei viventi (Sal 26,4.13).

Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita (Rm 5,10).

[«]Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vitaeterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6,40).

Ci dev’essere un errore… Oggi non è il giorno dei morti, come si usa dire? Perché le letture, il salmo e il vangelo di oggi insistono tanto sulla vita?

Generalmente pensiamo alla morte come se fosse la fine, una specie di buco nero che in un amen risucchia tutte le fatiche di una vita, tutto il tempo speso nel progettare, costruire, amare, lottare, tutte le speranze… È naturale pensarlo, specialmente di fronte ad un corpo inerte steso in una bara. Il dato di fatto, effettivamente, è un corpo freddo Però…non è umano ridurre la persona a quel corpo che non respira più. Dov’è veramente la persona? È proprio necessario che la veda perché creda che ci sia ancora?

Umanamente, però, forse la risposta non c’è. Qui interviene la fede. Nel Credo che preghiamo durante la Messa professiamo quello in cui veramente crediamo, altrimenti non avrebbe senso recitarlo. In una versione (Simbolo degli apostoli) diciamo: “Aspetto la risurrezione dei morti […] la vita eterna”. Nella versione del Credo di Nicea-Costantinopoli professiamo: “Credo […] la comunione dei santi, la risurrezione della carne, e la vita del mondo che verrà”. Tutto in linea con i brani liturgici e parecchio in controtendenza rispetto a quello che propone il mondo, che quando non tratta la morte come la fine di tutto, la trasforma nel regno del macabro o la relega al campo della superstizione.

E noi? Perché a volte siamo più disposti a credere al mondo più che a Dio? Serve proprio l’intervento dello Spirito Santo, perché ci schiarisca la vista interiore e ci immerga talmente nella Morte e Risurrezione di Cristo da farci ringraziare il Signore per sora nostra morte corporale, come la chiamava San Francesco. La morte è la porta stretta che ci conduce dalla vita alla Vita. Perché, come ripeteva convinta Chiara Corbella Petrillo: “Siamo nati e non moriremo mai più”.

Maria Chiara

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