2 febbraio 2021 - martedì della IV settimana del T.O. - Giornata della vita consacrata

Aggiornato il: feb 4

Festa della Presentazione del Signore, dai Greci chiamata Ipapánte: quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere la legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele.


La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. Per questo corriamo tutti incontro a Dio. Ecco il significato del mistero odierno.

Dai «Discorsi» di san Sofronio, vescovo

Lc 2, 22-40 Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: "Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore" - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

"Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele".

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".

C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore

Oggi Gesù viene presentato al Tempio da Giuseppe e da Maria, oggi il Dio-Bambino inizia per così dire a compiere il mistero della nostra salvezza. Lo ha capito molto bene il vecchio Simeone che, al vedere Gesù, esclama: i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele (Lc 2,30-32).

E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire (Mal 3,1). E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14). Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore (Is 2,5).

Gesù, vera luce che illumina ogni uomo, entra nel suo tempio, non solo il tempio di Gerusalemme, fatto di pietre, ma in quel tempio che siamo noi, che è ciascuno di noi, perché Dio vi abita. Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (2Cor 6,16).

Lasciamoci allora guidare e portare da Gesù, vera luce sul nostro cammino, e non temiamo di alzare la nostra fronte (cfr Sl 23), perché Lui entri in questo tempio che siamo noi a illuminare le nostre tenebre, gli angoli più oscuri del nostro cuore, tutto quello di cui forse ci vergogniamo o che non ci piace di noi stessi e che non accettiamo. Sì, non abbiamo paura di lasciar entrare in noi Gesù, perché è Amore e l’Amore di Dio è una luce senza fondo che ci sussurra: Io come Luce sono venuto nel mondo. Credete nella luce, per diventare figli della luce (Gv 12,46.36), cioè luce voi stessi.

O Luce splendente, principio di ogni luce, Gesù, mio Dio, comunicami la tua luce. Illuminami e fa’ anche di me una piccola luce che rischiara il mondo.

sr Marialuisa

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