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17 gennaio 2023 - martedì della 2a settimana del TO

Memoria di sant'Antonio, abate, che rimasto orfano, facendo suoi i precetti evangelici distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide in Egitto, dove intraprese la vita ascetica; si adoperò pure per fortificare la Chiesa, sostenendo i confessori della fede durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano, e appoggiò sant'Atanasio nella lotta contro gli ariani. Tanti furono i suoi discepoli da essere chiamato padre dei monaci.


Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19, 21). Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella.

Dalla «Vita di sant'Antonio» scritta da sant'Atanasio vescovo.


Mc 19, 16-26 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».

Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».

Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».


Parola del Signore.


...difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.

Oggi la Chiesa ci fa pregare ricordando S. Antonio abate, un monaco vissuto nel quarto secolo dopo Cristo. Conosciamo la figura di Antonio perché un altro grande Santo, Atanasio, ha scritto la sua vita, all' inizio di questo testo leggiamo: "Dopo la morte dei genitori rimase solo, con una sorella ancora molto piccola. Non erano ancora passati sei mesi dalla morte dei genitori e mentre, come al solito, si recava nella casa del Signore, meditava tra sé e sé, e considerava tutto questo: come gli apostoli avessero lasciato tutto per seguire il Salvatore e come quelli di cui si parla negli Atti, venduti i propri beni, portassero il ricavato e lo deponessero ai piedi degli apostoli perché fosse distribuito a chi ne aveva bisogne quale e quanto grande fosse la speranza riservata loro nei cieli. Pensando a queste cose, entrò nella casa del Signore e accadde che proprio in quel momento veniva letto il Vangelo; e sentì il Signore che diceva al ricco: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che possiedi e dallo ai poveri; poi vieni, seguimi e avrai un tesoro nei cieli. Antonio, come se il ricordo dei santi gli fosse venuto da Dio stesso e come se la lettura fosse proprio per lui, subito uscì dalla casa del Signore, donò alla gente del suo villaggio i beni che aveva ereditato dai genitori –si trattava di trecento arure di terra fertile e buonissima – perché non creassero fastidi né a lui né alla sorella. Vendette poi tutti gli altri beni mobili che possedeva, ne ricavò una considerevole somma di denaro e la diede ai poveri, riservandone una piccola parte per la sorella."


Antonio sentendo con le orecchie ed ascoltando con il cuore le parole del Signore che invitano il giovane a vendere tutto, sentendo rivolte a se queste parole, non indurisce il cuore, ma mette in pratica la parola ascoltata.

Il giovane ricco che Matteo ci presenta invece è colui che cerca sì di seguire il Signore, osserva i comandamenti, ma non cede completamente al Signore il dominio sulla propria vita. Essere ricchi è essere autosufficienti e protagonisti, essere poveri al contrario significa dipendere dal Signore e dai fratelli.


Essere perfetti secondo il vangelo significa essere distaccati da tutto e da tutti, significa porre nel cielo il proprio tesoro ed il proprio cuore.

Anche il Santo Cottolengo , scegliendo la data di oggi per dare inizio alla sua opera, si pone nel solco dell' esempio di amore a Dio e di distacco da tutto il creato che Sant' Antonio ci ha lasciato.

Diceva il Santo Cottolengo:" No, no per grazia di Dio, non sono mai stato amico delle cose di terra; a questo mondo non ho mai posseduto niente, e non desidero niente, se non di volermi far santo"(DP 329).

Ci aiutino questi grandi santi a porre nel regno dei cieli il nostro tesoro ed il nostro cuore.

Sr Maria Bruna.


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