15 giugno 2021 - martedì della XI settimana del T.O.

Mt 5, 43-48 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.


... fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni ...

“[M]a io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste” (Mt 5,44-45a). Quando Gesù ha pregato per coloro che lo perseguitavano con le torture, con la croce, con gli insulti, come ha pregato? Ha detto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Non attribuiva loro il male che gli stavano infliggendo, ma li giustificava davanti al Padre. Non li giudicava, non li condannava, Lui che, in quanto Dio, avrebbe avuto il sacrosanto diritto di farlo. Leggiamo poi negli Atti degli apostoli: “E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì” (At 7,59-60). Potremmo anche avventurarci nelle numerose storie di martiri, di cristiani perseguitati, non solo di ieri, ma anche di oggi. Pensiamo a don Pino Puglisi, che a chi lo assassinava sorrise.

Tutti coloro che hanno versato il sangue per rimanere fedeli a Cristo, hanno forse giudicato, condannato, maledetto i loro nemici? Hanno sfoderato la spada per difendersi? No. Per loro i persecutori non erano nemici. Perché, amare i propri nemici significa non vederli affatto come nemici, quanto piuttosto come fratelli smarriti, che non sanno quello che fanno. Ma, ci chiediamo, se fanno quello che fanno senza saperlo, perché lo fanno? Semplice: perché in loro agisce il nemico. Non sono nemici, ma sono schiavi del nemico, dell’unico nemico che dobbiamo imparare a riconoscere in quanto nemico, l’unico che dobbiamo combattere: il Satana, con tutti i suoi angeli decaduti e con tutte le strategie che mette in atto per indurci a separarci dal Padre. Si raggiunge questa consapevolezza solamente quando ci si scontra con il proprio male, quando si capisce che il nemico si trova innanzitutto in me e che trionfa in me ogni volta che sparo sentenze sugli altri, che rispondo male a qualcuno, che rompo la comunione con i fratelli e le sorelle, che da un giorno all’altro non guardo più in faccia una persona, che collaboro a diffondere chiacchiere (vere o fasulle che siano), che in cuor mio o apertamente giudico, che rifiuto di impiegare i talenti che il Signore mi ha affidato per diffondere il suo Vangelo nei fatti (non solo a parole), che cedo ai vizi e ai loro affiliati (la superbia, l’orgoglio, la permalosità, la tristezza, la gola, l’avidità, la lussuria, l’invidia…).

Ci sentiamo spinti a farci guerrieri di Cristo contro un nemico? Cominciamo da noi stessi. Ingaggiamo la lotta contro il vero nemico, prima di ergerci a giudici contro gli altri. Allora impareremo a guardare con gli occhi del Padre l’insegnante che ce l’ha con noi, l’alunno che ci manda in tilt, il vicino che cerca di renderci amara la vita, lo straniero che non vediamo di buon occhio, il collega che ci fa mobbing, il confratello o la consorella con cui ci troviamo affatto in sintonia, e tutte quelle persone dalle quali ci sentiamo in qualche modo ferite, minacciate. Scrutiamoci dentro: possiamo forse dire di essere meno schiavi del nemico rispetto a tutti gli altri?

Non giudichiamo, ma cerchiamo la perfezione del Padre celeste. Aspiriamo alla perfezione di Cristo, che ha giustificato persino i suoi persecutori, non per buonismo, ma per Amore, per salvarli da Satana. Non spargiamo chiacchiere sugli altri. Se subiamo delle ingiustizie da qualcuno, se abbiamo dubbi sulla sua onestà, preghiamo per lui o per lei, nel silenzio. Lottiamo contro il male che c’è in noi e così aiuteremo loro a fare altrettanto. Non è forse successo così per Saulo? Quando perseguitava la Chiesa nascente, ha approvato la morte dell’innocente Santo Stefano. Sono sicura che, pregando per i suoi lapidatori, Stefano includesse Saulo. E Saulo è diventato San Paolo.

Maria Chiara

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