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14 febbraio 2022 - lunedì della VI settimana del T.O.

Festa dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece e monaco in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell'odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a stare Mesto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.


Giunta l'ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, pregava tra le lacrime, dicendo: «Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spirito incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma le terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.

Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fà crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell'unità.

Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. E' tuo dono infatti l'averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere ed a compiere quanto ti è gradito.

Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen».

Dalla «Vita» in lingua slava di Costantino



Lc 10,1-9 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».

Parola del Signore.

il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due...

È la festa dei Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa insieme a San Benedetto, e questo Vangelo, scelto per celebrare questa festa, che ci racconta l’esperienza dei discepoli inviati da Gesù, ben si adatta alla liturgia odierna.

Il Signore designò altri settantadue e lì inviò a due e due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Gesù in ogni tempo sceglie i suoi discepoli e li invia in ogni luogo che Egli vuole raggiungere per annunciare che il Regno di Dio è vicino. Scrive Papa Francesco in Evangelii gaudium:«La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano… La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva» (EG 24).

Diceva loro: «Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi …». Gesù manda i suoi discepoli come agnelli, cioè disarmati, senza difese, perché è Lui la loro difesa (cfr Sl 27,1), lo scudo (cfr Pr 30,5), il rifugio (cfr Sl 62,8) e li vuole liberi da preoccupazioni. All’andate segue vi mando, qui c’è tutta la forza dell’invio che fa superare i timori, non ammette ritardi, né false giustificazioni.

«…In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi…». Non è facile capire quello che Gesù vuole dirci. Per accogliere la pace bisogna aprire il proprio cuore, bisogna farle posto. Desideriamo veramente la pace? Siamo disposti a pagare per la pace? La pace ci chiede una resa incondizionata per consegnarci all’Unico che può donarcela, perché la pace viene come dono dall’alto. I discepoli sono messaggeri di pace, quindi? Sono molto di più: canali di pace, perché la pace ricevuta in dono giunga come dono a coloro che sono pronti ad accoglierla.

«…Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”». Il regno di Dio si avvicina a chi si dispone ad accoglierlo, potremmo anche dire che il regno di Dio mette la sua tenda là dove trova posto. Se il cuore dell’uomo è aperto, qualunque sia la sua situazione, è lì che il regno di Dio potrà arrivare e ‘mettere la sua dimora’ insieme alla pace, perché il Regno di Dio è pace e gioia nello Spirito Santo (Rom 14,17). Viene guarito chi si riconosce malato, comincia a respirare la libertà dei figli chi custodisce la pace ricevuta in dono, perché la pace accolta, va alimentata e custodita come si fa con la luce di una lucerna che desideriamo rimanga accesa. Così il regno di Dio cresce dentro e fuori di noi, così si possono avviare processi di pace.


Sr. Chiara

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